Sabrina Falzone - 03.01.2006
La mostra "100.000 anni di sesso" ospitata al Palazzo Giapponese di Dresda espone una miriade di oggetti erotici dall'antichità fino al XX secolo. E' sorprendente trovare questo repertorio hard tutto insieme in un unico ambiente. Nel corso dei millenni si è, infatti, accumulata un'ingente quantità di documenti sulla vita sessuale dell'uomo: utensili, disegni, dipinti e foto dimostrano l'incessante interesse dell'uomo per il sesso, sia come mezzo di riproduzione, sia come come atto di piacere.
"Da quando c'è l'uomo, c'è anche il sesso e noi siamo la sua prova vivente", in questa frase è raccolto il vero intento dell'esposizione, che vede i trinagoli tra le più antiche rappresentazioni erotiche della vulva femminile. Alla mostra sono presenti capolavori risalenti addirittura al Paleolitico come La Venere di Willendorf, statua che raffigura la dea dell'amore nella veste di una grande "mater" con il petto particolarmente prominente. Sono presenti anche statue del Neolitico come l'Adone di Zschernitz, oltre ad alcune opere dell'antica Grecia, quali il Satiro danzante, simbolo fallico e virile e qualche vaso ateniese con scene d'amore. Non a caso in Grecia si era soliti raffigurare l'eros nelle sue molteplici forme, che vanno dal sesso coniugale all'orgia, dall'omosessualità alla pederastia, dalla prostituzione all'erotismo mitologico. Tra i protagonisti indiscussi della mostra vi sono, senza dubbio, gli affreschi del I secolo d. C., provenienti da Pompei, che raccontano visivamente l'amplesso tra prostituta e cliente.
Affreschi molto diversi dalle pitture greche non solo stilisticamente, quanto piuttosto per la diversa concezione del sesso, sono quelli visti sotto l'ottica romana della sfera privata. E così si susseguono uno dopo l'altro oggetti erotici di tutte le età fino ad arrivare al XVIII secolo, periodo in cui riaffiora l'attenzione per il mondo erotico grazie alla corrente di pensiero illuminista, che porrà l'uomo - e non più Dio - al centro dei suoi interessi.
In questo nuovo clima culturale nasce la figura del libertino, uno spirito libero al di fuori di ogni regola e di ogni morale, che frequenta prostitute e si abbandona ad una vita licenziosa, dedita al piacere.
Pezzo forte dell'esposizione è anche un corpus di antiche fotografie di nudi femminili estremamente provocanti, scattate nel corso dell'Ottocento (1852-1880).
Incuriosiscono anche altri reperti come un fallo di vetro, una Statua della fortuna (raffigurante un Priapo dal pene eretto incredibilmente grande) e un fallo uccelliforme, testimonianza della sinonimia tra le parole fallo-uccello. Nell'antichità greca il fallo era associato al dio Hermes, spesso raffigurato nella pittura parietale con un pene grande, segno di protezione da chi abbia intenzioni malvagie. Nella pittura vascolare, invece, il fallo ricorre per lo più come elemento decorativo.
"100.000 anni di sesso"
Palazzo Giapponese - Dresda
Fino all'8 gennaio
Tutti i giorni: 10.00-18.00
Prezzo del biglietto d'ingresso: 3 euro
Immagini:
1. statuetta
2. affresco pompeiano
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