Francesco Verso - 07.01.2006
Umidi bulbi rivolti al tintinnio del tempo
risplendono chini mentre irritratto
non desto un attimo dal sinuoso altare
che scomodo come un grave mi si pone
Espandere giornate buttate via a rinsavire
un livido pigro e beffardo che mi rintrona dentro
lento e maligno e di cemento
quando fuori le donne giocano a rincorrere il vento
Se toccassi l'essenza incombusta che m'alimenta
vibrerebbe il crudo fulcro
da cui stillata linfa ancora mi traggo
Sciolto dentro l'inconfesso
sentirsi nudo e manomesso
Vago sapore d'un'ombra
che mi cingi ratta di tuo spettro
Versione stampabile / Commenta questo articolo