Francesco Verso - 08.01.2006
Lungo i viali del Varosliget
tra castelli incantati di bruma
e uccelli incantatori di Brema
sento braccia d'avorio intorno al collo
e piedi curiosi ricalcare le mie orme
Risalita utca Vaci verso sera
scintillante di ombre e luci
ti metti a rinfrescare l'aria
con timidi e teneri baci
tra gli sguardi minacciosi e assenti
dei turisti e negozianti che ci affrontano
e affondano quanto iridescenti abissi
La notte ci saluta e monta in groppa
poi s'inchina e s'inginocchia
davanti a te, Katyusha
sdraiata, supina, di lato e prona
Quando pronunci parole sconosciute
che ammaliano e seducono davanti a uova sode e pane
mi tuffo nei tuoi occhi dolci e spalancati
su universi misteriosi e lontani
fatti d'unghie ammalianti e fianchi eleganti
La mattina ci cerchiamo come il Sole tra le nuvole
e mi ritrovo a camminare sul sentiero inclinato
che da dentro di te porta dritto al cuore
E' uno slancio interminabile di contorcimenti
ventri incagliati e mille singulti sconosciuti e mozzati
Avvinghiati in un letto troppo stretto
Sento rumori che non sono di nessuna lingua
e somigliano a formule magiche che tutti prima o poi
conoscono o ricordano a memoria
Il Sole ci saluta pigro dalle colline di Buda
mentre tu incessante e sorridente
corri da qualche parte sul mio petto ancora nuda
Il nome che t'insegue ha il sapore d'un bacio
vissuto quasi all'inverso
quando butto via il senso di ciò che penso
per assaggiare a morsi un altro Universo
Con le dita dei piedi infilzate in gola
e sguardi d'assenso che cadono addosso
ci muoviamo per intramontabili viaggi
pur fermi e immobili
perché non sembra vero che una stanza d'albergo
possa metter le ali e partirsene in volo da sola
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