Sabrina Falzone - 19.01.2006
Ispirato ai romanzi settecenteschi Le relazioni pericolose di De Laclos e La filosofia del boudoir di De Sade, il film, ambientato nel Palazzo Rosso di Genova, narra le avventure sessuali, in termini puramente filosofici, dell'educazione sentimentale che Madame De Saint Ange (l'attrice Antonella Salvucci) impartisce alla giovane Eugenie (Sara Sartini), dopo aver ricevuto l'incarico dal duca di Mistival, suo padre. Madame De Saint Ange si presenta come un personaggio particolarmente sensuale, che a stento saprà trattenere la sua attrazione verso la ragazza e verso un illustre filosofo omosessuale, il marchese di Dolmancé.
Astutamente la nobildonna, mossa da una forte passionalità, tenta in tutti i modi di rendere partecipe il marchese all'educazione sentimentale di Eugenie, affidandogli l'aspetto culturale. Al processo di formazione della vergine, partecipa anche il fratello di Madame De Saint Ange con la quale intrattiene una relazione incestuosa. Ma, anziché colorare il film di tinte pornografiche, il regista Aurelio Grimaldi, l'autore de Il macellaio, trasforma la pellicola "potenzialmente" calda in una banale commedia. La situazione, dunque, si tramuta in un gioco erotico libertino dai toni ironici. Però l'eccitazione dello spettatore viene compromessa dalla sfacciata teatralità del cast, del tutto insolita a un film erotico: infatti, la seduzione e il fascino dei personaggi viene scemando dal momento in cui gli attori interrogano direttamente lo spettatore, contribuendo in tal modo all'effetto "doccia fredda".
Tra l'altro, non posso far a meno di muovere un'ulteriore critica circa la superficialità del film. Rispetto ai testi filosofici, il dissidio interiore di Eugenie è letteralmente banalizzato. Ci si aspettava di vedere sullo schermo quella paura del confronto con l'altro sesso, quel conflitto esistenziale tra peccato e moralità, poiché l'educazione cristiana insegna a reprimere gli istinti, invece nessuna traccia di tutto ciò! Il momento conflittuale si risolve frettolosamente in un breve susseguirsi di scene che vedono Eugenie in primo piano con lo sguardo basso. Così ben presto la ragazza torna più disinibita di prima. Anche se il nudo è sfoggiato con frequenza, è chiaro che anche Grimaldi, in quest'occasione, ha avuto timore della censura, proprio come è successo aLuca Guadagnino in Melissa P. Entrambi i registi, una volta presa la via del cinema erotico, si spaventano e fanno un passo indietro, "tradendo" il genere erotico stesso: descrivendo fugaci scene di sesso con scarsa convinzione, tentano - con esiti a dir poco infelici - di trasformare una pellicola erotica: il primo, in una commedia e il secondo, in un film drammatico. In queste circostanze è meglio non avventurarsi su sentieri dove non ci si sente a proprio agio, si rischia di creare un ibrido dalle fattezze incerte e poco convincenti.
Immagini:
1. Locandina del film
2 (e seguenti). Scene del film
Versione stampabile / Commenta questo articolo