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[Curiosità] Razzismo fascista.Quando l'orientamento sessuale è pretesto di violenza

Sabrina Falzone - 16.02.2006

La repressione omosessuale è figlia della nuova "politica della razza" adottata dal governo fascista e, pertanto, estesa su scala nazionale. Tentare di ricostruire la vita omosessuale degli anni Trenta nelle diverse province italiane dal punto di vista socio-culturale è impresa assai ardua. Si può dire, tuttavia, che la politica espressamente "razzista" del fascismo italiano contro gli omosessuali durò tre anni, dal 1936 al 1939, ma pur nella sua brevità il fenomeno risulta comunque essere sintomo di una profonda intolleranza del "diverso". Inserire, in Italia, gli omosessuali tra i gruppi di cittadini da annientare per la "tutela della razza" è stata indubbiamente una scelta politica fondata sull'imitazione della Germania nazista, erroneamente elevata a modello. Eppure alcuni studiosi ritengono che l'Italia fosse un terreno culturale del tutto incongruo a un simile atteggiamento politico.
Secondo la documentazione pervenutaci, dal 1938 al 1943 furono circa trecento i confinati per omosessualità, suddivisi in "politici" e "comuni". Ma per molte altre persone furono adottate misure repressive differenti, come l'ammonizione e la diffida. In quasi 50 province (tra cui Roma, Catania, Palermo e Vercelli) risultano 90 condanne e arresti per omosessualità, ma ben 42 effettuate da un solo questore: il catanese Molina. Se è stato possibile ricostruire l'iter dei confinati politici, purtroppo molte incertezze permangono nel caso dei confinati omosessuali comuni. In questo contesto il corpo di polizia funge come potente mezzo di repressione. Come ha giustamente osservato Giovanni Dall'Orto, definire gli omosessuali una "razza" vuol dire riconoscere agli stessi uno status sociale al pari degli ebrei e dei neri, e in ciò si manifesta un paradosso, in quanto avvenne un cambiamento di rotta: se, infatti, prima l'Italia puntava sull'indifferenza nei confronti dell'omosessualità, negandole addirittura l'esistenza stessa, con la svolta in senso fascista le si conferisce una visibilità, sia pure deviante. Di certo gli omosessuali non sono una razza come non lo sono né gli ebrei né tantomeno gli extracomunitari!L'omosessualità è una variante della sessualità umana, perché tanto accanimento? Qual è la giustificazione a tale ferocia razzista? "Gli italiani sono troppo virili per essere omosessuali": questo, il motto della politica antiomosessuale del regime. Diciamo inoltre che, in un contesto di accentuata omofobia, largamente diffuso era il sospetto di omosessualità anche tra gli eterosessuali. Se a questo si aggiunge il fatto che i processi si svolgevano in modo a dir poco irregolare, senza prove concrete di atti omoerotici, è chiaro che punire gli omosessuali fu fin troppo facile. Tra i metodi repressivi più usati ricordiamo il licenziamento, il pestaggio, l'impiego delle bottiglie d'olio di ricino, l'arresto domiciliare: "La rimozione dal corpo sociale attraverso l'arresto del singolo omosessuale...rafforza l'immagine sociale della "normalità". E' proprio questa mentalità, vivissima ancor oggi, la causa prima degli atti di violenza, di discriminazione e di intolleranza che colpiscono la comunità gay italiana. E' questa mentalità, così chiusa e diffidente, la vera responsabile di questo cimitero di violenze umane!

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