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[Letteratura] Orgasmi letterari di Patrizia Valduga, la poetessa dell'erotismo

Sabrina Falzone - 06.04.2006

"Maledetta, luttuosa fantasia
che esige un cuore mite e anche feroce..."
Fingi di averlo e levamela via:
io voglio che mi avvolga la tua voce.


(Quartina n. 7)
Questa è solo una delle "Cento quartine e altre storie d'amore" pubblicate da Patrizia Valduga nel 1997 dalla casa editrice Einaudi. Si esprime senza pudore l'affascinante poetessa, nata nel 1953 a Castelfranco Veneto,che ha tradottoi sonetti di John Donne, Mallarmé, Moliére, Valery, Kantor, Crebillon, Céline e Cocteau.
Patrizia Valduga si distingue tra i poeti contemporanei per la sua ricerca linguistica ricercata
Luigi Baldacci scrive: "Nessuno ha colto, come lei, la situazione di impossibilità che ha lasciato dietro di lei il discorso di Montale: non perché fosse impossibile dire meglio, dire di più, ma perché è ormai impossibile dire qualcosa con quelle parole" - e aggiunge - "Questa capacità di canto e di strazio è solo delle donne, o meglio della poesia femminile". Senza dubbio Patrizia Valduga possiede questa grande capacità, nel senso che strazia il proprio canto, lacerando il patrimonio delle parole, ereditate dalla tradizione e trasposte in un contesto contemporaneo.
I caratteri di questo linguaggio appaiono costanti in tutta l'opera della Valduga, il cui corpus è ormai divenuto notevole sia a livello qualitativo sia quantitativo, tenendo conto anche delle sue traduzioni.
Molto interessante l'iniziazione di Patrizia Valduga alla poesia: durante il periodo di studi universitari a Venezia, si innamora infatti di un professore di filosofia, al quale scrive un sonetto per conquistarlo. In Medicamenta e altri medicamenta ricorderà proprio quest'aneddoto.
Sa sedurre la carne la parola,
prepara il gesto, produce destini...
E martirio è il verso
è emergenza di sangue che cola
e s'aggruma ai confini
del suo inverso sessuato, controverso.
Dalla stessa opera è tratta la seguente poesia dal titolo "Nel luglio altero, lui tenero audace":

Nel luglio altero, lui tenero audace,
sensualmente a me lanciava da là:
prima di sera io ti scopo. Ah.
Fra trafficar di sguardi dove pace,

dove l'incompenetrabilità...
dove il tempo in quest'ombra... Lui tace
in un empio silenzio a farne fornace.
Poi apri, m'intima, apri... più dentro già

si spinge con suo tal colpo segreto.
Umidore, pare bacio di calore
su ammucchiarsi d'umano, alto m'accappia.

O inverni e lirici slanci (con metodo).
Mi sale... mi scende... io come granata
esplosa, contusa, to', che si sappia.
Altra opera di notevole spessore letterario è "La tentazione", pubblicata nel 1985, della quale vorrei proporvi la lettura della poesia " In questa maledetta notte oscura":
In questa maledetta notte oscura
con una tentazione fui assalita
che ancora in cuore la vergogna dura.

Io così pudica, così compita,
vedevo un uomo a me venire piano
e avvolgermi quasi avido la vita;

un altro ne veniva e con la mano
oh delicatamente lui mi apriva,
e un altro e un altro e un altro ch'era vano

a guerra apparecchiarmi d'armi priva
già incatenata, e senza una catena,
nel tempo che la vita non par viva.

"Non vuoi? piccola piccola sirena..."
Posso io non volere e star da lato?
"Oh lasciatemi!" e respiravo appena,

il cuore dalla sua sede saltato.
Con cento mani vinte le mie braccia
Tutte le ossa mi avevano contato,

ad ogni cavità davan la caccia;
nel denso, nelle viscere spremuta,
in una tomba di carne che schiaccia

e macina e mette al niente... perduta.
Che mai feci, che mai feci mio Dio?
Mercè, pietà, perdono, chi mi aiuta?

"Cento quartine" raggiunge un incredibile equilibrio tra linguaggio parlato e linguaggio letterario, provocando un effetto di notevole originalità. E' un giocare sensuale dove frequenti sono i rimandi di senso e le componenti fonoprosodiche. Significati ora ironici e scherzosi, ora sferzanti e amari, talvolta in antinomia, costituiscono quel surplus di senso di cui si serve la scrittrice. E' stata definita dalla critica un'artigiana del testo, nel senso più alto del termine.
A proposito di "Cento quartine", il giornalista Luciano Gramigna afferma che "il discorso poetico è tenuto dalla donna, ma l'uomo vi entra, lo rompe di continuo, con l'ausilio tipografico delle virgolette. Prima ancora dei corpi, sono le frasi ad attorcigliarsi l'una con l'altra: gli atti carnali equivalgono agli atti di parola; e viceversa...è un linguaggio osceno, corpolalico - che non comunica il godimento ma lo produce, fa il godimento della coppia. E' esso stesso, per usare una bella immagine della Valduga, 'il desiderio che non trova pace / e va peregrinando sul tuo corpo'. E' una lingua in cui l' espressione è l'azione vera e propria."
I temi prediletti dell'autrice sono l'insanabile distanza tra l'uomo e la donna, sapientemente espressa attraverso un duplice registro linguistico: un registro femminile teso ad una fusione fra la mente ed il corpo che si alterna al dialogo mente-corpo, un registro maschile più brutale denso di schemi e meccanicismi.
"Tu mandali a dormire i tuoi pensieri,
devi ascoltare i sensi solamente,
sarà un combattimento di guerrieri:
combatterà il tuo corpo e non la mente"

(Quartina n. 2)
"Non muoverti. Sta' ferma. Ho detto; ferma!
Che senta la tua fica fino in fondo
Bocciolo mio, ti innaffierò di sperma
Finché avrà fine il tempo e fine il mondo."

(Quartina n. 44)
A questo punto si verifica una comunicazione mancata durante l'atto sessuale, che si prospetta come un rituale di sopravvivenza e, dunque, estremamente schematico. L'incontro avviene nel luogo del triviale, l'unico possibile alla comunicazione. Quando la protagonista accenna ad esprimere una profondità di sentimenti, allora il dialogo si interrompe con una frase banale dell'uomo, che produce l'effetto di una doccia fredda. Così il tempo dell'amore naviga nella fretta, l'amplesso si riduce a pochi attimi. Il limite di "Cento Quartine" sta, secondo me, nell'accettazione docile di questa realtà. E', infatti, assente nell'autrice qualsiasi volontà di combattere la rozzezza d'animo della componente maschile. Non basta accusare gli uomini di insensibilità, bisogna proporre loro una strada alternativa. Le accuse sono sempre state inutili e controproducenti e non generano altro che ulteriore brutalità.

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