Racconti

traduci

[Racconti] Poesia - La Dea Bendata

Francesco Verso - 24.04.2006

E poi un giorno ottobrato e quanto mai svogliato
mi ritrovo senza saperlo a celebrare il caso
di un angelo infelice cadutomi in casa
Incredulo di stupore e zittito d'ogni volere
m'inchino al triste ed enigmatico sorriso
della Dea Bendata che m'ha baciato in viso.
Tolto il velo dalla fronte la vedo immergersi
ad allietare il mio Inferno gozzovigliante
col volto candido da vergine ma assente
come di sonnambula ridente
Gli attimi che sai essere sfuggenti
sono quelli che ti restano più indosso
perché è così che bisognerebbe starle accanto
per non perderne un battito e farle anzi da strascico.
Chi vuol scoprire se stesso o qualcosa
non deve iniziare o finire alcunché
ma solo indossare i suoi migliori occhi
e togliersi in fretta il cervello di testa.
Gli sguardi su di lei rimbalzano muti
s'incurvano e poi tornano al collo
senza scalfirle il naso, né le labbra tinte di rosa
ma seguono incerti le sopracciglia
come ali di gabbiano, audace ma ferito.
Sono occhi densi e affusolati
simili a spilli di stelle dorati
che non invitano eppur non evitano
di sfiorare e colorare di grazia
l'anima mia che s'è sfiorita d'inerzia.

Versione stampabile / Commenta questo articolo

ROI campagne pubblicitarie