Dario Lanzetta - 30.04.2006
Trasgressione, seduzione e sensualità sono gli ingredienti fondamentali miscelati nelle fotografie di Katia Ceccarelli in arte Koshka. Una fusione di elementi che trasportano anche l'osservatore più delicato e pudico in una vampata di bollenti emozioni, riuscendo a muovere la fantasia in quella zona privata e intima della nostra mente. Le immagini sembrano immerse - ed effettivamente lo sono - in un'aurea totalmente surreale e fantastica.
Ne siamo affascinati e di conseguenza ci facciamo volontariamente coinvolgere in prima persona. Tutto questo è puramente legittimo, fare un viaggio fantastico con la sicura possibilità di tornare con qualcosa di essenziale tra le mani. Cosa sia, non importa, ci penserà il nostro cuore a sezionare le emozioni raccolte e a inserirle dove meglio possano vivere senza cadere in un tenebroso dimenticatoio.
Negli scatti di Koshka è presente un secco e accogliente erotismo, per lo più silenzioso dove l'eleganza della composizione hanno il potere di comunicarci la sensualità che le immagini che chiaramente sprigionano.
Guardando con maggiore attenzione, ci poniamo degli interessanti quesiti, ma pochi secondi di riflessione ci permettono di comprendere che siamo soddisfatti dalle giuste risposte. L'artista principalmente si raffigura nelle fotografie in modo da essere così partecipe in tutte le opere da lei create. Un puro egocentrismo assolto in un fiume di narcisismo che danno, come risultato, un intimo
studio estetico concepito e portato fino in fondo al suo scopo principale.
Katia non vuole inserire persone estranee nelle sue opere, desidera fortemente che si mostri un elemento che conosce in tutti i suoi minimi particolari, cioè il suo corpo visto e rivisto in situazioni diverse tra loro.
Quelle di Koshka sono opere in cui la carne diviene la protagonista principale e nonostante esprima la sua poetica attraverso vari linguaggi fotografici, come il bianco e nero, il colore, il digitale, etc., riesce a dare con estrema carica sempre le stesse emozioni. Attenzione: questo non significa che la sua produzione continua a rigirare sulla stessa zona per poi divenire noiosa e monotona.
Il concetto che intende esprimere è che, tramite vari cicli che ha svolto nella sua carriera, alcuni elementi in cui vive la sua poetica ritornano a galleggiare per la realizzazione. Non le interessa una precisa scelta tecnica per rappresentare i propri soggetti, ma è proprio la stravaganza dei vari modi di operare a conferire una forma di unicità alle sue fotografie. Ad esempio, scatti dove il lucente corpo è avvolto in una specie di pellicola ma stranamente non cerca di liberarsi come logicamente potremmo dedurre. Anzi, pare che provi una speciale sensazione di piacere ad essere avvolto in questo materiale; quasi a lanciare una forma di attrazione e provocazione che in gran parte si rivolge direttamente all'osservatore.
In Vintage sono presenti dei piccoli particolari di accessori che riguardano il mondo dell'immaginario fetish: manette, calzature sexy, lingerie, etc.
Koshka associa, senza paura, il puro desiderio carnale ad un buon pizzico di perversione; un aspetto essenziale nella produzione di un'artista che svolge questa tipologia di tematiche basate sul corpo.
Senza avere il timore di essere troppo aggressiva, cerca di associare (riuscendoci) a questo tema, molte volte considerato "volgare", una strepitosa eleganza.
Un'altra serie di opere da citare è la serie fotografica Beata Koshka, dove troviamo delle immagini che si slanciano verso una vena particolarmente surreale.
L'artista, con estremo distacco dalla realtà e con uno speciale surrealismo, immagina di vivere all'interno di prodotti alimentari. Comprendiamo che non vuole giustamente fossilizzarsi su un solo soggetto, ma cerca di andare oltre per arrivare a quello che forse solo l'arte gli può permettere di realizzare.
Koshka è, quindi, una personalità unica da ogni suo punto di vista. Una donna regista e interprete delle sue fotografie, che non si spaventa davanti a ossessioni e paure che ogni individuo percepisce. In tutti i modi cerca di attraversare e farsi direttamente coinvolgere da queste problematiche per immagazzinarle nella sua intimità, arricchendo per sempre il suo spirito umano e artistico.
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