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[Letteratura] L'uomo tatuato. Odissea erotica di un mutante

Sabrina Falzone - 09.05.2006

"L'uomo tatuato. Odissea erotica di un mutante" èil titolo del primo romanzo erotico di Marco Lugli, sensibile scrittore nato a Carpi, in provincia di Modena, nel 1966.
La trama si condensa attorno ad un fulcro centrale: l'ingresso di un giovane ventenne nel complesso mondo dell'erotismo. All'interno del testo sono narrate, una dietro l'altra, le incredibili vicissitudini erotiche di Michele Licometti, che somatizza sulla sua pelle i suoi precari rapporti con l'altro sesso tramite l'indelebile manifestazione di un tatuaggio sul suo corpo. E' una metamorfosi che assume dei risvolti straordinari, spesso carichi di un significato recondito, estremamente simbolico. Il tatuaggio acquisisce e interiorizza, così, il tormento psicologico del ragazzo che vive in maniera ansiosa e combattuta le prime esperienze erotiche, alla stregua di qualsiasi altro adolescente.
Per chi non avesse ancora letto il romanzo, occorre sottolineare che il nodo cruciale del romanzo è tuttavia il suo innamoramento per una compagna universitaria, la bella Laura, la quale manifesterà un profondo rifiuto per quel corpo così vistosamente marchiato, sparendo dalla sua vita, a conferma di quanto l'esteriorità sia alla base della cultura odierna.
Durante l'arco temporale di un decennio, la superficie epidermica del ragazzo non farà altro che ricoprirsi di tatuaggi dall'aspetto terrificante, specchio dell'irrefrenabile susseguirsi di storie di sesso crudo e brutale che accompagnano la sua vita. La torbida corsa verso una sessualità estrema e trasgressiva si arresterà solo in occasione dell'incontro con Roan, una fanciulla bisessuale anch'essa interamente tatuata. Da questo momento in poi, per Michele, inizierà un processo catartico determinante per la ricerca di se stesso, una metamorfosi che culmina nel raggiungimento di una maturità interiore consapevole. Il protagonista è, dunque, un personaggio che dialoga con la propria coscienza, che interagisce con la parte più intima di sé, sopraffatto ora da paure, ora da ansie o vergogne.
Tra i diversi temi intrapresi dall'autore, di notevole rilevanza appare il rapporto tra sesso e religione. Si è giustamente detto "arrivò la Chiesa e non godemmo più". La morale cattolica ha da sempre esercitato un forte freno inibitorio nei confronti dell'eros, decurtandolo della sua naturale spontaneità e facendo leva su un potente strumento repressivo: il senso di colpa.
Piuttosto delicato è anche il tema del difficile rapporto uomo-donna a livello comunicativo. Emerge, quindi, una problematica molto attuale, la distanza tra i sessi, aspetto che si evince già nell'impostazione stessa del romanzo. Il punto di vista maschile è evidente nell'assenza di qualunque sentimentalismo, narrando le tipiche fantasie erotiche virili, più "crude" di quelle femminili troppo spesso immerse in un'atmosfera sognante.
All'interno del romanzo, la rappresentazione dello squallore quotidiano, che sembra parte integrante della vita del protagonista, non viene messa in discussione. Frasi come "lo schifo che stavo provando per quel corpo" hanno un impatto molto forte sul lettore, provocando talvolta una sensazione inizialmente sgradevole, successivamente stemperata da uno stile grottesco, a tratti comico, che contribuisce ad alleggerire il tono drammatico dell'odissea.
Il linguaggio si presenta molto semplice, ricco di dialoghi e descrizioni altamente "fiamminghe", intrise di un minuzioso realismo, che s'intrecciano con il racconto fantastico. L'opera letteraria è carente nella ricostruzione delle atmosfere, ma ricca di colti riferimenti cinematografici che s'integrano perfettamente al testo, suonando come una metafora.
Il romanzo, frutto della fervida fantasia di Marco Lugli, è stato pubblicato a Pavia nel 2005 da Gianni Iuculano Editore. Se ne consiglia la lettura ad un pubblico giovane e disinibito.

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