Letteratura

traduci

[Letteratura] Letteratura erotica spagnola. Da Anais Nin a Erica Jong il vero astro nascente è Almudena Grandes. I parte

Elisa Campana - 08.01.2007

Il libro Le età di Lulù si stacca dal tradizionalismo letterario spagnolo. Almudena Grandes, scrittrice madrileña contemporanea, si scosta completamente dalla Spagna tradizionalista legata ai dettami della Chiesa, che considera la sessualità come un tema non appropriato ad una donna.
Infatti, nella Spagna della fine anni Ottanta, la donna poteva copulare solo nell'ambito del matrimonio e quelle che dimostravano una certa dimestichezza e praticità prima di contrarre un vincolo sacro non erano viste di buon occhio.
Con Almudena Grandes si affronta l'erotismo nelle sue diverse espressioni e per la prima volta anche la letteratura spagnola si muove sulla stessa onda della letteratura straniera.
La francese Anais Nin con Delta di Venere, l'americana Erica Jong con Paura di Volare e la spagnola Almudena Grandes sono solo le punte di un iceberg, di un pullulare di nomi che ha il suo epicentro in Europa, ma che trova molti riscontri negli Stati Uniti.
In fondo, come dice la stessa scrittrice spagnola in un'intervista apparsa in Tuttolibri, "il desiderio sessuale è una cosa universale, come il bere e il mangiare".
Nel 1941 Anais Nin scrive Delta di Venere, una raccolta di racconti erotici, che trattano problematiche connesse alla sessualità femminile con una libertà di linguaggio e un'originalità eccezionale. In quest'opera, tuttavia, prevale una visione maschile del sesso, perché ciò che viene qui perseguita è la penetrazione, il sesso esplicito, meccanico, ripetuto, che diventa un automatismo, una noia.
Infatti, la scrittrice francese scrive su commissione per un signore di cui non conosce l'identità, che in un primo momento ha incaricato Henry Miller di produrre qualche racconto erotico. Dopo breve tempo, Miller passa l'incarico alla sua amica che è cosciente di aver lasciato da parte il suo ego femminile nella sua narrativa.
Siamo dinnanzi a scrittrici che vivono la sessualità delle loro opere in modo distinto: ego femminile ed ego maschile.
Il sessuologo Maurizio Bossi afferma che l'acme del piacere nel maschio è lo stesso atto sessuale, mentre la sessualità femminile si muove lungo traiettorie psicologico-affettive, più dinamiche e complesse. L'uomo si stanca presto di baci e romantiche effusioni e cerca di centrare rapidamente l'obiettivo, perché per molti uomini sesso e possesso coincidono, si consumano rapidamente e la velocità è sinonimo di potenza virile.
Quindi la penetrazione è reputata la finalità tipica della cultura maschile, per la quale, a detta di Luce Irigaray, è l'erezione a essere l'unica norma del piacere sessuale. Seguendo questa concezione, non è possibile contrastare la reale esistenza e la natura specifica della sessualità del piacere femminile. L'insistenza sul piacere maschile ha reso impossibile capire che la sessualità della donna è multipla, non fondata sullo sguardo che oggettivizza ma sul tatto che unisce, non sulla rigidità di forme isolate, strettamente circoscritte, ma nella fusione di elementi diffusi, molteplici, funzionalmente differenti: il sesso della donna è diffuso in tutto il corpo, la geografia del suo piacere è assai diversificata, multipla nelle sue differenze, complessa, sottile.
Henry Miller, autore di Tropico del Cancro, fu al centro di aspre polemiche, in quanto per alcuni si trattava dell'opera di un impostore o di un pornomane, per altri la proiezione di una vitalità eccessiva ma geniale. George Orwell nel saggio Nel ventre della balena sostiene che il punto di vista di Miller è quello di un uomo individualista e passivo, consapevole di non poter intervenire sul meccanismo mondiale, ma, soprattutto, di non volere in alcun modo assumerne il controllo. Egli, nelle sue opere, sfugge dall'animale politico ed esalta l'uomo della strada, gli esuli, la gente che parla, fornica, non la gente che lavora, si sposa ed alleva figli. Lo scrittore ci presenta l'uomo comune, il derelitto, l'avventuriero, l'intellettuale senza radici e senza soldi che usa un linguaggio fortemente spinto. Miller è eccessivamente prolifico, carnalista, edonista. Molti anni dopo si afferma in America Erica Jong con Paura di Volare, opera narrata in prima persona dove vi è una lotta per trovare una propria definizione sessuale ed artistica. Il romanzo presenta un'innegabile freschezza e vitalità nell'uso del linguaggio; c'è una mancanza di inibizione nell'uso delle parolacce e un'ironica consapevolezza del proprio anticonformismo.

Versione stampabile / Commenta questo articolo

ROI campagne pubblicitarie