Arti Visive

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[Arti Visive] Eros nell'arte moderna e contemporanea a Basilea

Rolando Attanasio - 10.01.2007

L'eros, in tutte le sue forme e in tutte le sua sfaccettature - amore, passione, desiderio, sessualità - è sempre stato e continua ad essere uno degli impulsi cruciali dietro la creazione artistica, sia moderna che contemporanea; è una ricerca intrigante che alcuni, analiticamente, potrebbero leggerci come una sorta di sublimazione coatta della libido, una sorta di mania. Ma l'arte è inafferrabile, per certi versi misteriosa, non la si può ridurre certo ad una sola categoria di pensiero.
Dopo il mistero dell'amore segue quello dell'arte e della morte, tutti temi decifrati e al tempo stesso indecifrabili, che non si oppongono, anzi, si compenetrano fino a fondersi e questo ad un occhio attento può apparire apparentemente paradossale, ridotto ad ossimoro [1], ma autentico meccanismo, che, invece, nell'arte-amore-morte non sussiste.
La Fondazione Bayeler di Basilea celebra questo e, attraverso l'arte - l'arte come medium, come tramite - ci dedica una rassegna completa a questo tema centrale nella storia dell'arte: l'eros.
La rassegna porta avanti un discorso già iniziato l'anno scorso con l'indagine di due artisti di spicco come Rodin e Picasso, l'uno con la ben nota ma sempre incredibile indagine artistica sulla scultura e la sensualità della materia e l'altro che, invece, proponeva i temi già conosciuti ma sempre enfatici, riguardanti alcune famose tele, le sue famose donne. E' presente, inoltre, un'ampia analisi dell'evoluzione della tematica dell'arte erotica, inerente all'arte contemporanea.
Il percorso, che si snoda attraverso le forme più simboliche e allusive dell'erotismo, arriva poi alle rappresentazioni più provocatorie e spudorate, fino all'orlo della pornografia.
Sia l'arte contemporanea che quella moderna confermano ancora la loro trasversalità di linguaggi: non a caso il percorso si sviluppa partendo da due artisti moderni come Klimt e Schiele, dove vengono riproposte le loro emaciate e sensuali modelle; ma poi anche Degas e Monet propongono delle donne ritratte, nudi spiati nel loro intimo, immersi in una loro temporalità sognante, che si trascina dietro la fine di un secolo, l'Ottocento. Tutto questo è il timpano, dove echeggia subito dopo l'installazione di Bett der Liebhaber di Rebecca Horn, un amore metafisico, questo, evocato come d'incanto dall'artista; un letto metallico sulla cui rete si adagiano bellissime farfalle blu. Il dato particolarissimo è che le farfalle fremono al passaggio dei visitatori. Poi tutta una rassegna di nomi conosciutissimi, dal fotografo Robert Mapplethorpe alle immagini patinate di Helmut Newton, fino ai pionieri come Man Ray e la cartellonistica sensualità dell'artista pop Roy Lichtensein, fino al lavoro assai meno sensuale ma profondamente materno ed edipico di Kubin, del quale amiamo certamente i suoi incubi grafici, la sua poliedricità artistica. Kubin è stato un artista tra gli artisti del suo tempo, sviluppando una poetica personalissima, una visione fantastico-onirica, che lo distingue nettamente dalla poetica del gruppo e dai suoi colleghi contemporanei, lo isola addirittura, apparendo come una personalità inquietante (tentò anche il suicidio, in occasione della morte della madre, la pianista Johanna Jenny nel 1896). Nelle sue opere si concretizza l'aspirazione alla fuga dalla realtà; le immagini sono al confine tra favola e incubo, una realtà oltre l'apparenza, dove si coagulano paure e ansie dell'inconscio.
A Basilea si intersecano tutti questi percorsi, dando vita ad altre traiettorie che si dipanano da essi, un po' come un albero infinito dell'eros, dove appunto v'è insita tutta una tematica antichissima, ancestrale e filosofica, tra l'amore e la morte, il rapporto Eros-Thanatos dei greci, in un dialogo continuo, faccia a faccia, lungo un excursus di due secoli, attraverso vari percorsi e stili, attraverso vari tracciati e tecniche, attraverso varie poetiche.
E' interessante questa continuità ciclica del pensiero - e dell'arte. Una presenza massiccia di opere testimonia questo processo antichissimo, ma anche attualissimo e intramontabile, un iter misterioso e ancora a noi sconosciuto, che gli uomini comuni o filosofi chiamano eros.

[1] Figura retorica consistente nell'accostare, nella medesima locuzione, parole che esprimono concetti contrari



Eros in der Kunst der Moderne
Fondazione Beyeler
Baselstrasse 101 - Riehen/Basilea - CH-4125
Orario: tutti i giorni dalle 10 alle 18, il mercoledì fino alle 20
Ingresso: intero CHF 21; ridotti CHF 18/12/6.
Riduzioni i lunedì feriali (ore 10-18) e i mercoledì (ore 17-20)
Info: tel. +41 0616459700; fax +41 0616459719;
Catalogo Hatje Cantz, testi in tedesco.


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