Sabrina Falzone - 11.01.2007
Luca Soncini, originario di Parma, ha sperimentato una sua personale visione artistica dell'erotismo attraverso un segno fluido e avvolgente. Nel disegno erotico dell'artista il corpo diventa culla del movimento, le linee morbide scandiscono le movenze sinuose delle sagome suggerendone amplessi sublimi.
Luca Soncini, formatosi prima presso l'Istituto artistico Paolo Toschi di Parma e poi presso l'Accademia di Belle Arti Brera di Milano ha ottenuto una serie di riconoscimenti nel corso della sua attività pittorica. Nel 1996 ha, infatti, vinto il Terzo Premio del concorso grafico Coni Fitarco L'arte e il tiro con l'arco, in seguito si è aggiudicato il Primo Premio del concorso per la progettazione del logo indetto dal Centro di Coordinamento del Parma Calcio, ma i successi non terminano qua. Non è un caso che a Luca Soncini sia stato attribuito anche l'Helios Arts Award 2003 della BP Italia.
Non resta che scoprire la sua vena artistica e la sua originale modalità d'esecuzione.
S.F. Come nasce il tuo interesse artistico per l'erotismo?
L.S. In verità l'erotismo non è stata una tappa che mi sono prefissato. Non sono
giunto all'erotismo per un motivo preciso, credo piuttosto di esserci
arrivato casualmente, un po' come quando, per esempio, si cammina a capo chino
fin quando qualcosa non ci capita sotto i piedi, così ci si sofferma su quella
cosa e la si osserva meglio.
Lavorando in ambito artistico si ha modo di affrontare tematiche del tutto
differenti le une dalle altre e, dato che avverto la mia arte come qualcosa di
molto sperimentale, mi è sembrato giusto affrontare anche il discorso "Eros".
Nulla di scandalistico o scandaloso. E' stato semplicemente un momento della
mia vita in cui ho preferito chiudere la mia finestra anziché guardarci fuori.
S.F. Da quale sorgente trai l'ispirazione per la tua produzione erotica?
L.S. In genere si trae ispirazione nei confronti di una certa tematica quando si è
attratti da qualcosa di simile ad essa. Nel caso dell'erotismo, invece, il
meccanismo è stato contrario: è l'assenza di erotismo che ti fa pensare ad
esso.
E' lo stesso concetto del "vedo - non vedo", perché l'Eros, a mio giudizio, non
si appaga solamente attraverso l'apparato visivo, ma si insinua nel nostro
pensiero e nella nostra mente, diventandone oggetto di Gioco. Credo che ci sia
uno stretto rapporto tra l'Eros e il Gioco, ancor più stretto quindi con la
nostra adolescenza.
S.F. Preferisci creare, esporre o più semplicemente osservare? Pensi che questi tre momenti siano sullo stesso piano o c'è una gerarchia tra loro?
L.S. Esistono bellissimi momenti per ognuna di queste cose.
A volte creare è qualcosa di magico. Ci sono momenti in cui riesco a stupirmi
del punto in cui sono arrivato e allora scopro qualcosa di mio che pensavo non
appartenermi.
Altre volte è una riduttiva e dura battaglia contro i propri limiti e spesso si
è costretti ad abbassare la guardia. Creare è pur sempre costruttivo.
L'esposizione è qualcosa di fine a se stesso, con un principio ed una fine.
Non vivo l'esposizione come l'incoronamento di un sogno. Certo, provo molta
soddisfazione nel vedere anche un solo quadro attaccato ad un muro che non sia
quello del mio studio e adoro sempre un poco di più quel pugno di amici che
per farmi un piacere vengono a vedere quadri che conoscono già al dettaglio.
Insomma, è tutto più bello, ma l'esposizione in fondo è qualcosa di artificiale,
una finzione, lo dicono anche i salatini sulla tavola.
Osservare è essenziale quanto cibarsi, quanto respirare.
I più grandi artisti sono prima di tutto memorabili osservatori.
Credo che l'osservazione porti all'innovazione ed in campo artistico significa
tutto.
Non credo comunque che questi tre momenti viaggino su di un'unica frequenza
d'onda, né tanto meno credo in una loro gerarchia.
Ognuno di loro ha il proprio momento, il proprio luogo, la propria intensità,
come del resto tutte le cose. Sono tre momenti comuni, tre differenti vite
con un filo conduttore: potrebbero intrecciarsi, avvicinarsi oppure scindersi ed allontanarsi.
Potrebbero scoppiare in un mix che dia alla testa oppure tramutarsi nella
peggiore delle angosce, Dio solo può saperlo.
S.F. Parlaci della tua originalissima "Sex à pois gallery".
L.S. "Sex à pois" nasce in un maledetto giorno di noia.
Me ne stavo accasciato sul letto a sfogliare le pagine di alcune riviste di
moda. Mi accorsi che erano più numerose le pagine della pubblicità che quelle
degli articoli, comunque pessimi.
- PUBBLICITA'- pensai, ecco quel che vuole la gente, pubblicità!
Così iniziai a ritagliare piccole sagome dal giornale per comporre alcuni
collages del formato di una cartolina. La mia ricerca voleva risultare
semplice e diretta come un pugno in un occhio, voleva avere gli stessi
componenti delle odiose pubblicità di moda.
Ritagliai numerose figure maliziose e fanciullesche al tempo stesso cercandone
il miglior assemblaggio, finché arrivai ad introdurre immagini hard per
risaltarne maggiormente l'impatto che stava ormai prendendo forma.
Quei piccoli collages infine risultarono essere un ottimo lavoro, ben
articolato, tanto che un mio professore d'accademia preferì quelle cartoline
ad alcuni quadri che gli avevo presentato contemporaneamente.
S.F. Nelle tue opere, quale relazione c'è tra movimento e corpo?
L.S. Innanzitutto credo sia giusto precisare che il corpo umano è sempre stato al
centro dei miei pensieri.
E' il tramite che ci permette tutto e, per quanto possa apparire come
qualcosa di scontato, questo concetto continua incessantemente a martellarmi il
cervello.
Il movimento del corpo umano, purtroppo, è qualcosa di talmente scontato che
difficilmente riusciamo a coglierne la sua magia. Dovremmo soffermarci e
rifletterci su per captarne il concetto.
A mio avviso il problema è che diamo troppe cose per scontate ed io mi
ritengo il primo a sbagliare in questo.
S.F. A quali artisti o correnti artistiche guardi come modello?
L.S. Sono stato ispirato da diverse correnti e tantissimi artisti.
Pollock, Rothko, De Kooning ed altri artisti appartenenti all'action painting
americana degli anni Sessanta hanno segnato gran parte dei miei studi accademici, ma
ci sono moltissimi altri maestri come Duchamp, Schiele, Du Buffet, Modigliani,
Picasso, Rodin, Burri e Gauguin. Questo solo per quanto riguarda la pittura.
A differenza di qualche tempo fa, infatti, oggi traggo molta ispirazione anche
dalla narrativa.
Sono un appassionato della Beat Generation, uno dei tanti che ha fatto del
libro "On the road" di J. Kerouac la propria bibbia.
S.F. In Luca Soncini l'artista coincide con l'uomo o c'è una separazione?
L.S. Non credo possa esistere una separazione tra le due parti. Non mi piace nemmeno
considerarmi "artista".
Mi vedo come una semplice persona che intende solamente mettere in pratica
qualcosa di buono, qualcosa che mi faccia sentire meglio con me stesso,
insomma, nulla di più.
Quando poi le cose mi riescono bene, allora tanto meglio!
S.F. Parlaci dei tuoi programmi a breve e a lungo termine.
L.S. Ultimamente sto passando parecchio tempo a Roma e devo ammettere che la
capitale mi ha rapito in tutto e per tutto.
Ho partecipato di recente a due collettive a Roma, entrambe alla Neo Art
Gallery e forse a marzo ce ne sarà una terza, ma i progetti per il mio prossimo
futuro sono diretti ad una esposizione personale. Ovviamente a Roma.
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