Sabrina Falzone - 02.02.2007
Non è un romanzo il primo libro dell'autrice varesina Valentina Maran. E' piuttosto una "profumata" raccolta, contenente nove racconti erotici, nei quali il fil rouge è la protagonista stessa: Valentina, una donna che vuole piacere.
La casa editrice Piemme ci propone un testo che sublima l'eros in ogni sua forma e sfumatura, in ogni suo colore, sapore e odore.
L'uomo che mi lava, il terzo racconto del libro, è stato pubblicato anche da Einaudi nella raccolta "Ragazze che dovresti conoscere", probabilmente perché si è rivelato il racconto migliore della Maran non solo per la sua tematica erotica di per sé conturbante, ma piuttosto per quell'impiego sensuale e ammaliante della sensorialità, a partire dalla percezione della fresca fragranza del bagnoschiuma - che quasi il lettore può percepire - all'aroma dolciastro dell'amante; dal suono del campanello alle parole di lui, che stridono con i giorni di silenzio e gli anni d'indifferenza; dai colori della spugna alla sensazione degli asciugamani puliti sulla pelle, fino al gusto: solitamente l'amplesso è preceduto da un pranzo o uno spuntino.
Quando Maran afferma in maniera autoritaria: "Io sono solo la donna che suona alla tua porta, entra in casa tua e ti fa venire. Tutto qui. Non c'è altro. Davvero. A me basta", sembra in realtà lasciar trapelare che vorrebbe dell'altro. Soprattutto quando, in contrasto con la fortuità dell'incontro sessuale, scrive di avergli regalato un asciugamano "per lasciare qualche segno del mio passaggio qui dentro". E ancora, quando l'autrice tra sé e sé si lascia sfuggire il riferimento, velatamente allarmato, alle altre, scrivendo "chissà con quante altre donne giochi a questa cosa.
In questo racconto, la spugna non rasenta solo uno strumento erotico tra Valentina e l'uomo che la lava, ma diviene elemento costante dei loro incontri occasionali, connotando la loro relazione e, nel contempo, distinguendola da altri rapporti con altre persone.
I restanti racconti presentano caratteristiche simili, ma in situazioni e con accessori diversi.
Valentina ha un uomo che la lava, uno che la lega, uno che si fa legare.
Il testo offre un'interessante spunto, imperniato sulla differenza tra godimento estetico e coesistenza dolore-piacere, dove il primo è scaturito dalla vista degli spasmi del corpo ed il secondo altro non è che la scoperta che il dolore e il piacere siano due cose vicine e molto simili.
Ampio spazio è dedicato anche a pratiche erotiche che prevedono una privazione sensoriale attraverso il bendaggio o legando l'amante, a cui si affiancano l'antitesi potere-sottomissione e lo scambio di ruoli.
L'unico limite resta la puntualizzazione forzata dell'autrice di volere "solo sesso", quasi a mettere le mani avanti - sembrerebbe in verità voler dire: "io non m'innamoro come le altre ragazze" - banalizzando forse indirettamente il sentimento dell'amore, che in questo contesto editoriale non trova spazio.
Dal punto di vista stilistico occorre sottolineare la presenza massiccia del dialogo, finalizzata a tener viva l'attenzione del lettore dall'inizio alla fine.
La raccolta è sostanzialmente scandita dalla brevità, a partire dalla sua struttura per racconti consecutivi, fino alla stesura dei periodi stessi. La narrazione è, infatti, meccanica: frasi molto brevi si susseguono una dietro l'altra in un singhiozzo di parole, apparentemente sconnesse, vagheggiando una palese frammentarietà discorsiva.
E' probabile che la brevità del narrato sia da imputare al climax crescente di emozioni, nonché all'eros incalzante e ad un aumento del pathos. Nonostante ciò, la narrazione procede lentamente e in maniera graduale, in un percorso letterario fatto di piccoli passi, descrivendo attimo dopo attimo, minuto per minuto, gesto dopo gesto, sensazione dopo sensazione.
Ma la particolarità della raccolta erotica si condensa attorno all'interlocutore: Valentina Maran si rivolge ora direttamente a lui, quasi fosse una sorta di lettera mai recapitata con tanto di mittente e destinatario, ora a se stessa in uno scanzonato monologo sovrapensiero.
"L'uomo che mi lava" è adatto, in ogni caso, ad un pubblico eterogeneo, grazie al linguaggio semplice e alla lettura scorrevole.
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