Erotix - 26.02.2007
Come venga percepita o no una produzione pornografica è un quid che credo in molti si pongano, eppure, inclusa in alcuni parametri, risulta essere l'unica proposta possibile dove l'acquirente ha potere decisionale. Se si pensa che da sempre l'arte vive su commissione, possiamo dunque affermare che mai come nel genere pornografico, nelle sue declinazioni, il committente del prodotto ha un forte potere decisionale.
Esiste un patto implicito nell'acquisto di un biglietto o di un supporto ripetibile per usufruire di fotografia, sceneggiatura, montaggio, soggetto e regia. Chi si appresta a comprare un biglietto cinematografico accetta le condizioni che la fisicità del film propone: un patto tra i soldi spesi e l'emozione che essi permettono di vivere. È il pubblico che decreta, o così dovrebbe essere per lo meno, la produzione o meno di una determinata pellicola.
Se la televisione con la sua produzione di fiction ha imparato la regola, sembra che il cinema italiano l'abbia completamente dimenticata.
Tra il 1950 e la fine del 1970 in Italia sono stati prodotti film grazie al potere attribuito all'acquirente. Il Neorealismo, il Peplum, lo Spaghetti Western, il Thriller all'italiana, sono, di fatto, generi codificati di topoi proposti e riproposti in versioni diverse che sono iniziate grazie ad esperimenti e vissute, trasformate e morte in base al gradimento del pubblico.
I generi per se' non costituiscono un limite al genio della creazione di pellicole, ma sono la garanzia della loro produzione. Non credo che Lamberto Bava, Dario Argento e Sergio Leone non possano essere considerati geni nella loro arte, anzi a maggior ragione essi hanno saputo, seguendo le regole di un genere cinematografico, cambiare le stesse dall'interno, proponendo sempre una forte soggettività pur nei limiti dettati dalle norme del medesimo. Se ora la cinematografia italiana si basa sempre più su forti soggetti che impongono una propria precisa impronta alla pellicola, mescolando i generi o esagerando quelli che esistono riducendoli a macchiette di se stessi, si sarebbe costretti ad ammettere che la committenza di un film non è più dettata dall'acquirente, ma dall'espressività egocentrica di singole persone.
L'egocentrismo può dare buoni risultati, qualora nella personalità che si esplicita il pubblico vi si ritrovi, in effetti, a questo ultimo è stato tolto il potere decisionale di commissione. Realtà triste, poiché la televisione riesce a rispecchiare il gusto del pubblico, mentre il cinema si barcamena tra flop e grandi successi.
Il quid iniziale potrebbe avere qui la sua svolta. Il genere pornografico nelle sue declinazioni in erotico e hard è - e rimane - l'unico spazio in cui si può affermare che è il pubblico fruitore il vero e proprio committente.
L'arte cinematografica nella sua declinazione erotica e spesso nella sua accezione hard risulta arte, in quanto, ha il potere implicito di essere commissionata dagli stessi acquirenti. I risultati artistici, però, non possono essere confusi con il successo di cassetta. Non tutti i film definiti "pornografici" sono effettivamente eccellenti produzioni, ma se prendiamo come paradigmi per la discernita tra le proposte del genere sceneggiatura, fotografia, regia e interpretazione possiamo distinguere nettamente cosa possa o meno essere definita tale.
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