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[Letteratura] 69: erotismo sfrontato

Elisa Campana - 07.03.2007

69, opera anonima è indubbiamente scritta da un autore, il quale si sofferma a cogliere - nelle pagine del libro - quattro amplessi diversi con un linguaggio volgare e animalesco come se il sesso fosse un atto dovuto e meccanico.
L'uomo che osserva due donne che si lasciano travolgere dal loro amore saffico e l'uomo che rimane a guardare per poi copulare con una delle due donne, definendola "troia". Un vocabolo che viene sprecato all'interno dell'episodio: ridondante sino allo spasmo e al fastidio.
Non è concepibile "sfondare" una donna solo perché ha il coraggio di vivere le sue trasgressioni e la sua ambivalenza, ha la capacità di realizzare le sue fantasie e trarre piacere da un'altra donna. L'autore è indubbiamente un uomo frustrato che "sfonda" le donne e non si lascia per nulla andare ai piaceri che possono derivare da un amore. Il libro scorre fra vulve depilate, grandi labbra, peni, sesso orale e lo sperma inghiottito viene persino catalogato come atto di sottomissione della partner.
Donne indubbiamente diverse fra loro, sfumate nella realtà e prive di un volto, ma pur sempre considerate come Oggetto penetrabile, alla mercè di un pene. Donne dipinte come assatanate, come ninfomani che hanno solo voglia di pene.
E', questo, un libricino scorrevole e di poche pagine dal linguaggio forte, che non lascia nulla al caso. Tutto viene definito nei minimi dettagli. E' più un trattato di anatomia sessuale che un libro erotico. Qui di erotico c'è veramente poco, per non dire nulla.
Sembra un sogno sfumato, ove i personaggi sono inventati e non hanno una loro identità, ma sanno benissimo come vivere la loro sessualità e sanno perfettamente come fare una perfetta fellatio.
Il ruolo della donna che si evince è indubbiamente quello di una meretrice che offre la sua bocca per ricevere sperma, una donna golosa e avida di sesso.


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