Sergio Toffolo - 14.03.2007
Ci sono notizie che sconvolgono e altre che possono sconvolgere, il limite sta nel taglio con cui si vuol dare una notizia.
Vi è un programma televisivo, trasmesso dalla rete satellitare egiziana "Al Mehewar", intitolato "Big Talk" condotto da Heba Kotb, sessuologa in una clinica del Cairo che sembra dividere l'opinione pubblica della società araba. Di sicuro, possiamo affermare che tale produzione televisiva ha ottenuto ottimi indici d'ascolto e premiato con circa 70.000 messaggi ed email dal pubblico richiedenti risposte su problemi sessuali di coppia. Programma - "Big Talk" - che ha creato disagi ad una parte dell'islamismo: quello più integralista. Non tutti sanno, per mancanza d'informazioni, che, quando si parla del mondo "islamico" non ci si riferisce ad un'unica religione, ma ad una molteplicità d'interpretazioni del Corano dal quale si dipanano diverse modalità di vivere la fede: il modo sannita, il modo Wahhabita, il modo Jihadista ed altri modi raggruppati sotto il nome di "Fratelli mussulmani".
La dott.ssa Heba Kotb è riuscita a parlare in modo chiaro della sessualità, facendo proprio del Corano il suo punto di partenza. Viso sorridente, capo coperto, occhi pronti al dialogo e mimica contenuta: la dott.ssa Kotb appare in video, linguaggio medico e rispetto alla tradizione della sua religione. "Molte donne non sanno niente del loro corpo, non parlano di sesso e pensano che questo sia unicamente un piacere maschile, mentre per la donna è qualcosa di sporco" - afferma la conduttrice- "Nell'Islam, le donne come gli uomini hanno il diritto di provare piacere attraverso i rapporti sessuali".
Dall'Università del Cairo, dove insegna medicina legale, ai microfoni della "Associated Press" afferma "Sono molto orgogliosa della mia religione" e ancora "I miei studi dimostrano quanto l'Islam è avanti in tutte le questioni sessuali. Grazie ai miei studi ho capito, infatti, che l'islam ha compreso il sesso molto prima del resto del mondo".
Molte sono state le proteste, una tra tutte, quella di Sheikh Youssef al-Badri, religioso fondamentalista, che ha dichiarato che la trasmissione televisiva "invade la privacy delle nostre stanze da letto e, inoltre, accresce il numero di pervertiti sessuali", ma se guardiamo con occhio televisivo, un alto numero d'ascolti implica un forte interesse nel taget di riferimento.
Ciò non stupisce, semmai segna un passo in avanti verso una legittimazione di una cultura che, sebbene spesso presentata come integralista dai media, cerca invece di emergere partendo proprio dalle radici della fede ed inserendo la stessa nel dialogo contemporaneo.
In fondo in Italia fino agli anni '70, grazie all'acquisizione della base cattolica del Concilio Vaticano II e le sfide laiciste, il tabù della discussione di temi sessuali esisteva ancora e chissà se è mai scomparso.
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