Francesca Paolini - 20.03.2007
La statua di un giovane arciere alato accoglie i visitatori, probabilmente la rappresentazione del dio a tutti più nota. Ma quali e quanti aspetti racchiude in sé il mitico personaggio? La mostra "Eros" cerca di rispondere a questi interrogativi, ripercorrendo la storia di uno dei principali dèi dell'Olimpo attraverso alcune delle raffigurazioni artistiche giunte fino a noi.
Statue di un marmo quasi etereo e vasellame con figure rosse sono accompagnate da versi di liriche amorose, a testimoniare quanto in Grecia la figura di Eros fosse importante nell'arte così come nella società. La divinità era strettamente collegata alla riproduzione, in quanto forza portatrice di vita, ordine dell'universo e cardine di complesse relazioni sociali.
I significati che Eros, l'eros, assumeva erano molti di più in rapporto a quanti non ne abbia ai nostri tempi.
"Scuote l'anima mia
Eros
come vento sul monte
che irrompe
entro le querce"
Le parole della poetessa Saffo introducono la prima sezione: La potenza di Eros "dolce-amaro".
Il primo attributo di Eros è quello di forza tellurica e invincibile, capace tanto di regalare la massima felicità quanto di distruggerla, una dualità rappresentata da Eros e Anteros. A testimoniarne la potenza, troviamo molteplici raffigurazioni di Zeus, il quale, soggiogato dal desiderio, si trasforma di volta in volta in cigno, aquila o pioggia d'oro pur di possedere bellissime fanciulle o giovinetti. L'eros che lo possiede è una forza violenta, che si traduce in passioni fugaci e intense.
Il processo di antropomorfizzazione, caratteristico della religione greca, rappresenta il dio con gli attributi umani di un giovane dall'aspetto efebico, figlio della dea Afrodite. Entrambi esprimono l'idea di Amore, ma declinato in maniera ben distinta: l'uno è il desiderio, la tensione amorosa, l'altro, invece, è l'unione fisica e il piacere sensuale.
La seconda sezione si intitola, appunto, Eros e Afrodite, e vuole indagare il rapporto tra le due divinità. La carnalità della dea, esaltata da una splendida Venere al bagno, contrasta visibilmente con l'aspetto di Eros, un giovane dalle fattezze estremamente delicate. La figura del giovane è probabilmente dettata dalla pratica omosessuale, ampiamente diffusa nella Grecia dell'epoca, che vedeva il coinvolgimento dell'erastes, l'uomo adulto, e dell'eromenos, un ragazzo di giovane età. Per comprendere a pieno tale rapporto, un tabù per la nostra società, è necessario inquadrarlo nel ruolo educativo che rivestiva, assimilabile a quello di maestro-discepolo. Oltre all'iniziazione sessuale, l'adulto forniva al giovane amante un esempio di condotta e sapere. L'eros diventa, perciò, anche veicolo pedagogico, motivo per cui molte statuette del dio si trovavano all'interno dei ginnasi, luoghi di formazione sociale e sessuale dei futuri cittadini maschi.
Altro momento sociale ed erotico era quello del simposio, il banchetto, le cui rappresentazioni testimoniano quanto la pratica sessuale fosse un fatto di costume e ordinario.
Si prosegue, poi, con Eros e ethos, sezione che vede la divinità calarsi nell'istituzione matrimoniale, unione tutt'altro che spirituale: il desiderio amoroso era infatti necessario per determinare l'atto di procreazione. La donna greca assume rilevanza sociale nella cornice del matrimonio, in virtù della sua funzione di genitrice e il rapporto erotico eterosessuale diviene rapporto sociale.
L'attenzione alle relazioni tra uomo e donna diventa maggiore, così se le rappresentazioni più antiche facevano riferimento a rapporti tra uomini, via via si fanno più numerose le scene erotiche eterosessuali e matrimoniali.
L'arte testimonia quanto la società greca vivesse liberamente le proprie pulsioni, regolate, però, da limiti precisi.
Nell'età classica, la libertà sessuale riguardava solo gli uomini liberi ed erano da evitare la sfrenatezza, così come la perdita di coscienza. I diversi vasi con figure rosse descrivono scene orgiastiche, conseguenza dell'abuso del vino. La sessualità bestiale si esprimeva anche nella figura del satiro, una creatura metà uomo e metà capra. In età ellenistica e poi romana, comunque, il concetto di eros si fa sempre più vicino a Dioniso, il dio dell'ebbrezza e dell'eccesso, così scene di canto, estasi e gioia fanno da sfondo alla felicità d'amore.
La penultima sezione ha come titolo Eros bambino.
Verso la fine dell'età classica, la divinità subisce una profonda trasformazione: il giovane del rapporto pederastico diviene un bambino che compie le proprie azioni accanto alla madre. La forza dirompente, di cui era inizialmente portatore, tende a normalizzarsi per ridursi a fenomeno quotidiano. Questo è l'eros che entra nel Pantheon della società romana, che arriva - in alcuni casi - anche a perdere la propria individualità, viste le raffigurazioni che ritraggono tanti piccoli èroti intenti in giochi infantili. Il dio del desiderio perde definitivamente quelle molteplici e complesse implicazioni sociali che rivestiva nella Grecia arcaica.
Chiude questo percorso la sezione Eros tra filosofia e religione, nella quale vengono esposti esclusivamente marmi riguardanti il mito di Amore e Psiche. Per il pensiero filosofico, esso rappresenta il desiderio di contemplazione della bellezza ideale, che non implica affatto fisicità, mentre la nascente religione cristiana legge nel mito dei giovani amanti la storia del cammino dell'anima verso l'amore divino.
Mostra "Eros"
Roma, Colosseo
dal 2 Marzo al 16 Settembre 2007
Orari: 8.30-17 fino al 15 Marzo;
8.30-17.30 dal 16 Marzo al 31 Marzo;
8.30-19.15 dal 1 Aprile al 31 Agosto
8.30-19 dal 1 Settembre al 16 Settembre
Biglietto d'ingresso: intero euro 11,00; ridotto euro 6,50
Foto1: Eros,marmo, copia da originale di Lisippo
Foto2: Afrodite al bagno, replica di Età Flavia
Foto3-8: Scene erotiche omosessuali, kylix attiche a figure rosse
Foto4-5: Scena erotica eterosessuale, pelike attica a figure rosse
Foto6: Tiaso dionisiaco (processione rituale con giovani che sorreggono un enorme fallo), coppa attica a figure nere
Foto7: Scena erotica tra un satiro e fanciulla, piatto a figure rosse
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