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[Racconti] Romanzo erotico. I giorni di Yvonne, I puntata

Alberto Maietta - 25.03.2007

Accovacciati l'uno sull'altro come un unico corpo, si riscaldavano al sole, scambiandosi i silenzi della loro angoscia, mentre gli sguardi si perdevano nella casbah a caccia della candida e magica polvere dei sogni.
Segnati nel volto e nell'anima, braccati dall' angoscia e dal desiderio erotico, riflessi nei loro occhi cerchiati di vuoto, brucavano il tempo tra una dose e l'altra, aspettando la Morte.
L'apparente calma dell'unità di quel corpo, diario di storie mai state tali, incanalato sul binario del viaggio del non-ritorno, veniva rotta dall'approssimarsi del desiderio, dei fremiti in tempesta che scuotevano il corpo, sbalzandone fuori a caccia nella casbah verso la polvere.
Ero tornato là per Lei, perché il mio letto non ne poteva fare a meno. Neanch'io.
Ero ancora intontito dai bagordi della notte e dagli effetti della neve. Le immagini del festino si rincorrevano con i momenti della notte precedente, fondendosi man mano che si addentrava no nella casbah, ritornandoci.
Selvaggia follia dei giorni.
Disperso nelle ombre che disegnavano ancora l'avventura, fra i vicoli di una città nata per essere venduta, ubriaca più dei sogni di polvere racchiusi sul fondo di una bottiglia di Tuborg, sniffavo dolcemente tra le cosce di una puttana nella casbah.
Follia. Splendida selvaggia follia per dimenticare sogni che non saranno mai realtà.
Con gusto avevo fatto l'amore con Lei e sniffato tra le sue cosce, dove per un ritorno improvviso m'ero visto scoperto da Lei.
Per molte notti quel sogno era ritornato, selvaggio, cinico. Per molte notti m'ero immaginato di incontrarla nella casbah, di comprarla e di umiliarla, masturbandomi ai suoi piedi per fare a meno di Lei e del suo corpo, dei suoi respiri. Ma era stato soltanto un sogno, un desiderio come altri, mescolato a quelli della neve e alle immagini del festino che ancora si susseguivano nella mente. Le stesse immagini che lo avevano riportato nella casbah insieme al senso di vuoto e di solitudine, a quel sottile desiderio morboso di rincogiurgermi con il corpo di Patricia.
Un anno prima: l'incontro.
L'Università era deserta stamani, se ne erano andati quasi tutti per il fine settimana: si stava bene da soli. All'aula di Microbiologia ho incontrato Patricia, un'ex compagna del corso di chimica, modella per un giorno, tossica, bella.
"I need a dirty woman,I need a dirty girl."
Di Lei si raccontava che facesse blow-job di corso, nel sottoscala dell'aula di Fisica, laddove noi altri invece discutevamo di politica, di donne e della neve.
Berangher non c'era, così sono andato a pranzo con Lei. Durante il pasto, non ho fatto altro che guardarla: la spogliavo con gli occhi, perché quei seni gonfi e sodi traboccavano dalla camicetta sbottonata con cura, mostrandosi ai miei desideri che danzavano in una quasi totale nudità di turpitudini.
Lei se n'era accorta e mi ha sorriso. Maliziosa ed invitante. cantava "Oh,I need a dirty woman,I need a dirty girl".
Non ho risposto. S'è alzata e s'è avviata alla porta, pensavo si fosse offesa quando sulla soglia s'è girata e con un gesto del capo mi ha invitato a seguirla. Senza parlare. Il respiro sempre più forte mi saliva in gola.
Siamo scivolati lungo un labirinto di corridoi, in un' auletta. Poi, padrona del posto ha sbarrato la porta ed ha cominciato a spogliarsi. Con calma, ma in modo distratto. All'improvviso s'è voltata mostrandomi il seno dolcemente, un seno carezzevole che respirava di desiderio, mentre il ventre ha cominciato a roteare inizialmente piano, poi sempre più veloce come una giostra.

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