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[Racconti] Romanzo erotico. I giorni di Yvonne, II puntata

Alberto Maietta - 04.04.2007

Onager solitarius in desiderio animae suae, attraxit ventum axoris.

"I need a dirty woman". Sono a casa di Patricia. Siamo soli. Ci rincorriamo sul soffitto nella scia di riflessi randagi verso gli angoli più bui dell'anima. Per nasconderci da noi stessi. Da soli.
Rido con lei in compagnia di una manciata di sogni, mentre getto in faccia alla notte le mie contraddizioni e le angosce che divorano il cervello in ripetuti rondò di emicranie a grappolo. Mentre mi perdo nella noia, nel ventre caldo di lei, lungo i suoi giochi da geisha, nel mio linguettare da stadio.
Ubriachi. Annullati nella lascivia del desiderio. Selvaggi e puri, come il desiderio di una vergine non ancora donna che offre la sua carne al fuoco antico della vita.
Sono ritornato a casa con gli occhi incavati nella maschera di desiderio, appena appagato, lungo questi giorni di miele. Portavo gli occhiali da sole per nascondermi nei silenzi di risposte non date, annegate nella staticità dei gesti, di un ritorno già segnato da un nuovo addio. La città quasi addormentata. Ubriaca. Scivola lungo le insegne dei bar, nel luccicchio dei braccialetti d'argento delle giovani puttane inghiottite dall'alba.
Stipata sui divani di colesterolo, già russa la noia, per riti ormai andati, corrotti da quelli nuovi, drogati dai media. Cammino vestito da SS tra le macerie e questi brandelli di vita di una città che non ho mai amato, perché grigia, monotona, senza storia. Mentre ci si incontra per non dirsi niente, in questo squallido e disumano pianobar di opinioni parcheggiate. Cimitero di speranze, già ombre, riflessi di delusioni invadenti della nausea di te. Annegati nei bicchieri di plastica, ridete per non parlare, mentre vi prendete in giro senza giochi di fantasia. Senza brio. Perché siete soltanto dei pupazzi, degli automi!
Vi guardo, mentre vi ingozzate di birra annacquata alla spina, mentre continuate a ridere per non parlare, codificati nei vostri dozzinali sorrisi da supermercato. Noi, supermercati del pensiero, ormai corrotto dai reality show. Falsi, bugiardi, maschere!
Ho impiegato l'intero pomeriggio nella vana ricerca di un libro che non ho trovato: "Il delta di Venere" di Anais Nin.
Forse l' ho lasciato a Roma. L'attesa è snervante, mi logora.
Seccato, ho indossato una tuta per ritrovarmi nei boschi con Tanja. Mentre correvo, una pioggia sottile cadeva a baciare le ultime castagne della stagione. E' straordinario come un cane sappia essere più di un amico: gli parli, ti ascolta, tace e con lo sguardo condivide i pensieri; condivide anche le ansie e le paure che sopraggiungono al tramonto degli ideali, quando ci si sente più soli, da soli!
Finalmente Berangher s'è fatto vivo. E' domani. Stasera riparto per Roma.

Il carro era fuori che aspettava con le bandiere, cantando agli angoli delle strade, un po' più in là delle corone di morte vestite a fiori, ciondolanti tra i pupazzi dagli occhi asciutti o spiritati di neve, in comune, senza pianto. Il carro aspettava per portare via la cassa in mondovisione. S'è avviato tra gli applausi della folla verso il capolinea della vita. La gente era contenta, perché aveva un nuovo martire, mentre i media avevano da riempire i loro palinsesti per una settimana, fino alla prossima volta. Per un'altra puntata.
Intanto per dimenticare sono ritornato da te mia dolce sensuale bruja. A rotolarmi con te sulle lenzuola, mentre le bandiere sulla piazza si sventolavano tra i discorsi, nel tran tran degli applausi e il rumore dei nostri corpi, corpi capaci di riempire la stanza, mentre il funerale va via al ritmo del tuo delta che si muove ad arte, lentamente.
Le tue mani mi spingono indietro dopo gli spari, mentre ti bacio e ti divoro interamente. Cerco in te l'ultima illusione nel sangue dei loro martiri, mentre tiri fuori la lingua e cominci a leccarmi. Un brivido mi attraversa la pelle, calamitandola verso la tua bocca di fragola, un brivido si muove in un crescendo di eccitazione che mi brucia la gola, che mi ruba il respiro, mentre immergo le labbra nel fienile d'amore per poi penetrarti.
Ti schiudi, mentre ti afferri selvaggia alla mia carne, rotolando sulle lenzuola, quando io affondo nel tuo ventre.
Uniti in un respiro solo, come tempeste che si incontrano in mare aperto e che si lasciano andare sull'onda del piacere, nello strofinarsi dei corpi. Il sangue insegue i nostri passi che si allontanano, affondiamo i nostri corpi nell'ultimo respiro che ci travolge. Poi la marea dolce scende leggera, calda, lungo le tue labbra arrossate. Ti sorrido. Sorridi.
Fuori la gente urla nelle strade, ne hanno ammazzata un'altra.




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