Sergio Toffolo - 23.06.2007
Giovedì 17 Maggio si è verificata un'adesione in massa all'iniziativa nata nel 2004 da un'idea di Louis-Georges Tin: La Giornata Mondiale contro l'omofobia.
40 stati, tra cui l'Italia, hanno realizzato manifestazioni e incontri per ricordare il diciassettesimo anniversario dalla data in cui l'O. M.S. ( Organizzazione Mondiale della Sanità) cancellava l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali.
Omofobia deriva dal greco homos ( stesso) e fobos ( paura), letteralmente si traduce con paura dello stesso, anche se, nell'accezione culturale odierna risulta un neologismo coniato da Gorge Weinberg, psicologo clinico che lo incluse nel suo libro Society and the Healthy Homosexual (La società e l'omosessuale sano), pubblicato nel 1971 dove con il termine omo si fa riferimento alla persona omosessuale.
Trentuno i comuni italiani che hanno organizzato incontri e dibattiti sul tema dell'omofobia e, tra le tante iniziative proposte, interessanti sono state la conferenza, tenutasi a Roma, sul tema " Omofobia in America latina" ( relatore Luiz Mott, titolare della cattedra universitaria di gay studies del Sud America), i dieci giorni dedicati all'argomento dell'odio omofono svolte a Torino ( 4 al 24 Maggio) e clamoroso è risultato essere l'annuncio ufficiale del comune di Venezia ( ‘Ca Farsetti 21 maggio) che è diventato membro associato del network dell'associazione Ilga-Europe.
Tante le iniziative poca è stata la risonanza della stampa radio-televisiva. Se nella carta stampata, almeno un trafiletto sulle manifestazioni è apparso, la radio e la televisione, sembra, non abbiano ritenuto di dare importanza ad un tale evento di questa portata, che il silenzio sia un modo per ostracizzare o il momento storico contingente che sta vivendo l'opinione pubblica divisa tra Family Day e Dico non risulta tra i più favorevoli ad accogliere la problematica? Se è la non conoscenza che genera paura, forse, per non smuovere le cose conviene rimanere in un clima di tranquillità apparente?
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