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[Letteratura] Microcosmi Erotici: l'ondulato pensiero di Cristina Rumori alla scoperta della mentalità maschile

Elisa Campana - 03.10.2007

Microcosmi Erotici di Cristina Rumori è un romanzo che si divora tranquillamente in poche ore, leggero, privo di qualsiasi sostanza e messaggio al lettore finale.
Un libretto infantile che ha ben poco dell'erotico.
Le parole sono semplici, le descrizioni sono scarne e a dir poco fanciullesche. Le frasi sono brevi e non articolate.
Un tentativo della scrittrice in erba fallito, quello di tuffarsi nel misterioso, quanto contorto, mondo maschile. Un mondo difficile da rappresentare per una donna che vuole guardare al sesso con gli occhi di un uomo. Il linguaggio dovrebbe essere più volgare (nell'opera ci sono solo degli abbozzi, mal riusciti), più spinto, atto a sottolineare una penetrazione quasi animalesca e non descritta con gli occhi di una bambina "ingenua".
L'uomo punta molto sulla sua virilità, sul concetto di possedere, sulle sue erezioni e sull'amplesso in sé e per sé, quindi conferisce meno spazio ai dettagli e va subito al sodo. Un sodo crudo, carnale dove le tette contano più delle paroline dolci sussurrate.
Cristina Rumori non riesce a fare tutto questo e ci presenta dieci racconti scialbi: un uomo che tradisce sua moglie per dare vigore ad una passione sopita con gli anni ; un pittore che incontra la sua musa ispiratrice e poi finisce per fare l'amore sulla tela che aveva realizzato partendo da un'impronta della donna; la trasgressione di corteggiare e flirtare con una lesbica e cercare di rompere gli equilibri di coppia di un mondo che non conosce; un corteggiamento ferrato ad una vicina di casa e ad una moglie di un amico; la storia di un anziano che ama sua moglie sino alla fine dei suoi giorni, ma alla sua morte trova una compagna nuova.
Sicuramente i raccontini della scrittrice cercano invano di penetrare nel pensiero maschile, vivendo e rappresentando tutte le fasi della vita di un uomo, ma, essendo donna, ha delle limitazioni di veduta.
Una donna con il paraocchi se si pensa a quante volte usa la parola "cazzo", "vagina", "scopare".
Una scrittrice che non può permettersi di guardare alla sessualità maschile da un punto di vista prettamente femminile poiché si evince nelle sue parole che non sa di cosa sta parlando.
Sembra che stia scrivendo costretta da una forza superiore, ma non conosce perfettamente la psicologia e il modo di affrontare il sesso da parte degli uomini.
Una donna che deve ancora imparare molto su se stessa e sull'altro sesso.

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