Fabio Dalmasso - 29.09.2007
Moana Pozzi. Un nome che tutti conoscono: la sua storia, le vicissitudini che ne hanno caratterizzato la vita e la prematura morte sono noti non solo agli appassionati di film hard, ma anche a quella parte di popolazione che dice di non aver mai visto una pellicola pornografica. L'influenza della sua figura, infatti, non si è limitata unicamente all'ambito della pornografia, ma ha contaminato numerosi altri settori donandole quella fama pubblica che molte sue colleghe non hanno e mai avranno.
La vita Anna Moana Rosa Pozzi iniziò a Genova il 27 aprile 1961: i suoi genitori , un ricercatore nucleare e una casalinga, scelsero per lei quel nome esotico, Moana, che deriva da un'isola delle Hawaii e in dialetto polinesiano significa «il punto dove il mare è più profondo».
Appena maggiorenne si trasferì a Roma dove lavorò come modella e fece la comparsa in numerosi film. Nel 1981 avviene il suo esordio nel mondo dell'hard con la pellicola Valentina, ragazza in calore: benché non fosse ancora accreditata come il suo nome, non fu difficile riconoscere nell'attrice la conduttrice di un programma per bambini in onda su Radi Due, Tip Tap Club. Lo scandalo fu immediato e Moana dovette lasciare la Rai, non senza avere ricavato una certa pubblicità dall'episodio.
Nel 1986 entrò a far parte della squadra cinematografica di Riccardo Schicchi, l'agenzia Diva Futura, ed esordisce come protagonista, con il suo nome, in Fantastica Moana; la partecipazione, nello stesso anno, allo spettacolo live Curve deliziose la lanciò definitivamente nel mondo dell'hard, procurandole, inoltre, una serie di scandali con annessi risvolti giudiziari.
Nel 1991 fondò, con Cicciolina(Ilona Staller) il Partito dell'Amore che corse alle elezioni politiche del 1992 e alle amministrative per il Comune di Roma nel 1993.
Il 15 settembre 1994, all'età di 33 anni, Moana morì all'Hotel de Dieu, una clinica di Lione: la morte avvenne, stando alla versione ufficiale, per un tumore al fegato, ma subito comparvero ipotesi alternative. Alcuni dissero che in realtà l'attrice fosse ammalata di Aids, mentre altri ancora supposero che in realtà la morte fu solo una messa in scena e Moana si fosse ritirata a nuova vita in un convento buddista.
Queste ipotesi non trovarono mai conferma, ma dimostrarono come Moana Pozzi fosse entrata nell'immaginario comune delle persone, anche al di fuori del suo ambito lavorativo.
Nel febbraio 2006, durante un'intervista al programma Chi l'ha visto?, quello che si credeva il fratello di Moana, Simone Pozzi, dichiarò di esserne in realtà il figlio segreto e che la storia vera di Moana sarebbe stata raccontata nel suo libro Moana. Tutta la verità.
Misteri che sembrano non voler lasciare il ricordo di Moana Pozzi: nell'aprile 2007 il marito dell'attrice, Antonio Di Ciesco,disse di aver aiutato la moglie a morire, praticandole l'eutanasia, nello specifico immettendo aria nel tubo della flebo. Denunciato e indagato, Di Ciesco è tornato sui giornali a fine luglio in quanto la Procura della Repubblica di Roma ha avviato la Rogatoria in Francia per acquisire la documentazione medica relativa al ricovero di Moana Pozzi nella casa di cura d'oltralpe.
Al di là dei misteri e delle accuse, la figura di Moana Pozzi rimane un pezzo importante nella storia del costume italiano: con la sua presenza per nulla celata, la sua attività mai nascosta, Moana ha smosso il pensiero dell'italiano medio portando alla luce un mondo, quello dell'hard, di cui nessuno osava parlare, ma che rappresentava (allora come oggi) una fetta di mercato molto importante.
Nel suo libro autoprodotto Moana enunciò la sua idea di erotico: «Per me è una sensazione animale, violenta, chiara, senza sottintesi, che si può vedere, odorare, toccare»; per lei la pornografia era «la rappresentazione dei nostri sogni più intimi, dei desideri più segreti» e a quelle femministe che l'accusavano di essere un semplice oggetto sessuale rispose: «Non mi sento usata e mi piace rappresentare il sesso in tutte le sue forme. Per me la donna oggetto è la casalinga che lava, cuce, stira e cucina per la famiglia, molto spesso con poche gratificazioni».
Una filosofia di vita che può essere sintetizzata nella sua definizione di proibito: «Per me è proibito: non sperimentare tutto ciò che ci incuriosisce, avere troppa fiducia negli altri, non sapersi lasciare andare ai sentimenti e alle passioni, non tenere in forma il proprio corpo, maltrattare gli animali e le piante, lasciarsi prendere dalla tristezza per più di una volta alla settimana».
Per tutelare il ricordo della sua persona, nel 1999 è nata l'Associazione Moana Pozzi che si propone di perpetuarne la memoria artistica, sociale e politica, «nonché la sua incidenza nella storia del costume italiano attraverso differenti mezzi di comunicazione e dello spettacolo».
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