Giorgio Neri - 07.10.2007
Il film di
Questo film, abbastanza misconosciuto oggi, porta alle estreme conseguenze ciò che aveva fatto Gerard Damiano molti anni prima con Gola Profonda. Se da una parte quel film era gioioso e ironico, nonché un apripista per una certa libertà dei costumi alla fine dei Sessanta, dall'altra Costello compie un'operazione inversa: immette il dramma e il giallo in un film porno scarno, grezzo, cupo e soprattutto con uno stile "documentaristico". Infatti, l'uso della camera a mano nonché la visione precisa e puntuale di tutto il meccanismo del clistere, sia prima dell'inserimento che dopo, mostrano la provocatoria morbosità e crudezza dell'opera, che può apparire, a prima vista, "perversa", termine questo che però a ben poco a che fare con la struttura del film, poiché perversa semmai è la struttura drammatica piuttosto che quella pornografica.
Si respira nel film una degradazione progressiva della società, come se ormai la libertà sessuale avesse bisogno di nuova linfa e ciò la portasse ad eccedere fino alle estreme conseguenze. Il protagonista si trova chiuso nel suo dramma di non riuscire a rapportarsi normalmente con la sessualità perché ha bisogno, sembra suggerire il regista, di sottomettere, di forzare, di schiavizzare l'altrui libertà (quella femminile) per essere soddisfatto. Gola Profonda inneggiava ad un amore che potesse aiutare le donne per il loro piacere; qui, invece, il maschilismo e la crudeltà incombono, come se si ritornasse indietro, in una moralità bigotta e ipocrita, senza però essere reazionario come film. Perché il finale, precludendo il lieto fine, in quanto il bandito riesce a scappare, scopre l'operazione di non essere un semplice film pornografico, ma quasi un monito affinché la degenerazione di ciò che dovrebbe unire benevolmente le persone non possa sfociare in un malessere che ha la capacità di espandersi.
Il Bandito del Clistere è la faccia oscura di Gola Profonda: esprime la libertà di espressione, anche 'estrema', degli anni Settanta ma con una coscienza forse più matura e più pessimistica, in un periodo, il '77, in cui vi è un riflusso di tutte le speranze e le conquiste partite dal '68. Conosciuto anche come Water Power, il film di Costello in un primo momento venne proiettato in tutte le sale, poi soltanto in quelle a luci rosse: piccola dimostrazione di come non fosse un film che si andava a vedere per il piacere del sadismo fatto con un clistere. E' stato detto che fosse un porno mascherato da giallo e espressione del gusto personale del regista per il sadomasochismo, ma non è così: è un dramma che mostra la crudezza (e un certo nichilismo) degli amplessi, che non hanno, a dire il vero, una carica erotica tale da eccitare anche il pubblico più erotizzato dal porno-estremo.
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