Elisa Campana - 19.10.2007
Pino Massara è un pittore che esprime quanto pensa dell'erotismo nelle sue opere.
Il rosso, il bianco e il nero sono i colori predominanti e, secondo la teoria della cromia, il bianco indica purezza, castità, qualcosa che si consuma facilmente e non ha macchie, onte perché si vedrebbero subito; il rosso è simbolo della passione travolgente, del desiderio, dell'amore e il nero è il simbolo del celarsi dietro qualcosa, il mistero, la morte (l'accezione più forte).
Il corpo delle donne di questo pittore, che lascia molto spazio all'immaginazione del suo pubblico, è quasi sempre bianco e, pur non avendo le stesse sembianze e fattezze, viene lasciato implicito.
Non vengono dipinti occhi, il colore dei capelli, ma c'è ampio spazio alla libera immaginazione di chi si sofferma a contemplare queste chiazze ben definite su una tela o nelle sue sculture.
Il corpo ha delle linee femminili, ma manca una netta frattura fra quanto caratterizza la donna e la rende unica. Non si conferisce importanza al colore degli occhi, alla lunghezza dei capelli, ai vestiti che indossa, ma viene esaltata la donna oggetto alla mercè dell'uomo e quindi priva di una sua personalità.
Una donna seduta a gambe aperte su una sedia non può che far pensare al fatto che come essere non vale nulla perché aspetta che qualcuno riempia il suo vuoto interiore ed esteriore.
Il suo corpo è vuoto senza l'amplesso con un uomo.
E' una femmina a metà in quanto depersonalizzata, una donna che soffre se non ha un pene che la riempie, è priva di qualsiasi voglia propria in queste opere come se si fosse accollata la sofferenza del genere umano.
Quando il pittore usa dei colori non definisce nettamente la chioma o degli occhi da cui traspare la sensualità, il fascino della donna.
Massara sembra concentrato sui particolari del corpo femminile ossia sul panorama erotico maschile più che dare prestigio alla bellezza di quell'involucro.
Non ha il senso dell'esteta relativamente alla rappresentazione di un volto: i fisici femminili sono incredibilmente eccitanti per il loro scheletro affusolato, oppure sono fin troppo torniti di grasso, ma in quanto ai visi che si intravedono manca sempre qualche particolare. Sono dei volti brutti quasi a trasmettere che il pittore non ha un buon rapporto con le donne e a decantare il concetto donna-oggetto, per tanto qualsiasi faccia sia quella di una donna, non è che abbia molta importanza.
Versione stampabile / Commenta questo articolo