Sergio Toffolo - 12.11.2007
Dal cinema di genere hardcore una voce solitaria si stacca indelebile dalla mischia e fa sentire il suo tono: Silvio Bandinelli ritorna nei circuiti di distribuzione con un nuovo film dal sapore di sfida all'opinione pubblica, alla politica e la gogna mediatica giornalistica. Per molti il genere hardcore non è che una semplice registrazione di attori intenti nell'atto sessuale, una prova di regia da pochi soldi e poco valore, ma se andiamo a valutarne fotografia, sceneggiatura, soggetto, interpretazione e regia, dovremmo fare tutti, allora, un passo indietro dalla prima affermazione per riconoscere, in alcuni dei suoi autori, dei veri e propri artisti cinematografici che utilizzano un genere, quello hardcore per l'appunto, e lo portano all'estremo della sua capacità comunicativa.
Silvio Bandinelli è tra quei pochi autori che si è sempre distinto per una libertà espressiva che ricorda i cantautori degli anni '70 con le loro canzoni di protesta politica e di impegno sociale. Dopo i successi di critica di Cuba (2001, film che celebra gli ideali rivoluzionari di Ernesto "Che" Guevara) e di Forza Italia(2005, film che critica l'ipocrisia della borghesia e dei potenti che demonizzano il sesso), torna in queste settimane con Scatti e ricatti un film ispirato a Vallettopoli, le vicende giudiziarie di Fabrizio Corona.
Di questo progetto se ne parlava già alla fine di agosto 2007, quando il fotografo era ancora in carcere e il regista stava creando un soggetto in tempo reale, giorno per giorno. Corona, uscito dal carcere, ha dato il consenso, attraverso un suo strettissimo collaboratore, Marco Bonato, all'avvio delle riprese. Scatti e ricatti è un film di fantapolitica dove il nome Corona è sostituito da Francesco Reali (interpretato da Marco Neri) e il magistrato Jhon Woodcock da Tom Cock. " Buffo- dice il regista- perché " cock" nello slang inglese vuol dire pene e "wood" legno". Bandinelli prima annuncia l'inizio delle registrazioni del film sul sito del giornalista Roberto D'Agostino, poi, con la consueta schiettezza rilascia un'intervista alla giornalista G.Camadona sulle pagine di Affari Italiani, dichiarando, senza mezzi termini gli intenti del lungometraggio"[...]da una parte sputtanare certa magistratura, dall'altra dare un giro di vite per arrivare sempre più ad una democrazia controllata [...] io addirittura nel film ipotizzo che dietro a tutto ciò ci sia la loggia massonica, la P2, con l'attuazione del famoso Piano di Rinascita Democratica, quello trovato alla figlia di Gelli, per intenderci [...]". Forse perché legittimato da anni di censura, forse perché non considerato dai più un cinema a tutti gli effetti, il genere harcore può vantare una certa libertà espressiva che altre forme artistiche sperano di avere, e così tra comici messi al bando, satire sotto stretto controllo e giornalisti imbavagliati, forse, dal cinema di genere un certo pensiero libero sulla politica e il mondo che gli gira attorno, condivisibile o meno, può trovare una sua piccola nicchia. Come scrisse De Andrè "dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior."
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