Francesca Paolini - 27.11.2007
Chi pensa che la pornografia sia un fatto privato e che coinvolga esclusivamente i suoi spettatori ha torto! Da quando il suo consumo si è massificato -a partire dagli anni '80- ha influito in modo determinante non solo nei rapporti tra partner sessuali, ma anche nelle relazioni in senso generale e persino nei consumi e nei comportamenti, fino a giungere alla rappresentazione del corpo nella nostra società. Tutti questi fenomeni sono tema di discussione nella rassegna di cinema porno-erotico Que viva porno! promossa da due realtà romane, l'associazione culturale Palookaville e Officine.
Nonostante la grande diffusione - solo negli USA ne usufruirebbe il 97% degli uomini e il 45-50% delle donne- il fenomeno pornografico viene considerato nell'ottica di un orizzonte privato. Udite udite: la questione della rappresentazione del sesso e del relativo bisogno sono ancora un tabù.
Inside Gola Profonda (Inside Deep Throat, di F. Balley e R. Barbato, USA 2005) è la prima proposta della rassegna per ragionare sul tema. Il film di Gerard Damiano fu il primo porno proiettato nelle sale di Brodway, fatto che nell'America nixoniana non poteva che destare scandalo, indignazione e censura.
I registi ripercorrono la storia del film dalla nascita, quando Damiano, da ignoto parrucchiere, decise di intraprendere la strada del porno per ragioni tutt'altro che rivoluzionarie: fare tanti soldi. Dalle interviste a chi ebbe un ruolo nella vicenda è possibile risalire all'aria che si respirava sul set: euforia, divertimento e spensieratezza. Nessuno credeva di partecipare ad un progetto che avrebbe turbato la società dell'epoca; nessuno credeva di scrivere un pezzo di storia. Per questi motivi, appare forzato il tentativo di dipingere l'operazione come un progetto di liberazione dei costumi sessuali, tesi affermata dai difensori del film contro la censura che si accanì su regista, attori, produttori e distributori. Durante il processo intentato contro di loro, gli avvocati si spinsero ad affermare che la pellicola andava a sollevare un problema fin troppo ignorato, quello dell'orgasmo clitorideo, facendolo passare quasi come un paladino dei bisogni femminili.
Non si fecero attendere le star di Hollywood: Jack Nicholson e Warren Beatty furono solo due tra i tanti che ebbero parole durissime contro la censura, appellandosi all'emendamento della Costituzione patria sulla libertà di espressione. Accanto ad attori e registi, anche gli intellettuali liberal impegnati a scardinare la rigida società di quegli anni. Tutto ciò valse al film la definizione di porno-chic, forse più per l'ambiente che lo sosteneva che per i suoi reali contenuti.
Attraverso il documentario si può leggere chiaramente che Deep Throat fu preso come capro espiatorio e simbolo di rottura dalle due parti contrapposte della società di allora, che comunque non lo considerarono mai per ciò che era, ma per ciò che rappresentava. In definitiva, chi in quegli anni fosse contro il sistema dei valori tradizionali non poteva non sostenere la positività di un film del genere a qualunque costo. Sono le stesse parole di Damiano e di chi lo accompagnò nell'impresa a svelare quanto, in realtà, nulla di rivoluzionario stesse alla base del film, nato come una sorta di divertimento.
Come esempio si potrebbe citare l'idea dalla quale venne sviluppata la trama: la protagonista, avendo il clitoride infondo alla gola, non può avere orgasmi se non praticando intense fellatio. Per quanto riguarda questa pratica sessuale, ad onor del vero il film ebbe come l'effetto di un grido liberatorio: sembra che all'epoca fosse considerata addirittura illegale, un abominio, una devianza. Certamente la demonizzazione di quello che nei fatti non è che un normalissimo rapporto sessuale andava combattuta, e l'eco della pellicola contribuì probabilmente in questo senso, ma ciò su cui non ci si sofferma è quello che viene costruito tutt'intorno. A dispetto delle tanto declamate virtù progressiste in fatto di liberazione sessuale, è lampante la poca considerazione in cui è tenuta la donna, che la pellicola trasforma in un essere forse ideale per l'uomo, ma del tutto irreale. Quale maggior soddisfazione pensare che la propria partner sia appagata dal praticare un rapporto orale più che da ogni altra cosa? Ma nessuna ha il clitoride in gola: lui è lì, tra le nostre gambe e troppo spesso trascurato!
Insomma, Deep Throat non è altro che un prodotto porno che di questo ha tutte le caratteristiche, fatto da uomini per gli uomini. Scomodare la liberazione sessuale ci pare un po' eccessivo.
C'è da fare i complimenti alle due associazioni organizzatrici, per la proposta originale e intelligente di parlare di un bisogno fondamentale dell'essere umano, quello del sesso, che offre spunti di riflessioni sullo stato delle cose.
Que Viva porno- rassegna di cinema porno-erotico
8 novemre-20 dicembre 2007
Roma, via del Pigneto 215 presso Officine
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