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[Cinema] Le nove vite della passera baganata: il porno alimentare di Abel Ferrara

Giorgio Neri - 04.12.2007

Il primo film di Abel Ferrara è un film porno dozzinale e semplice, ma con alcune caratteristiche che contraddistinguono la futura filmografia del regista.
La storia è questa: Pauline (Pauline LaMonde) è una ragazza che ha vari incontri sessuali perché insoddisfatta del sesso con il suo ragazzo stabile (amplesso che si svolge in una stalla). Intanto si mantiene in contatto con sua sorella (Dominique Santos), la quale, in passato, la accompagnò in una esperienza sessuale incestuosa con il padre. Ed è proprio quest'ultima sequenza a caratterizzare a pieno lo stile di Abel Ferrara nei film seguenti: la possibilità di far coesistere il Cattolicesimo (all'inizio della scena il padre legge dei versi dalla Bibbia) con i più beceri e grezzi personaggi che abbia creato, in una dimensione di redenzione o di coscienza dell'ineluttabile fine a cui si è destinati.
In questo caso la provocazione è ironica e forte, legata al peccato, al male e al sesso incestuoso, stuzzichevole per gli habitué del porno. Non a caso è lo stesso Ferrara ad interpretare il padre con lo pseudonimo di Jimmy Laine, sebbene è probabile che sia stato controfigurato nelle scene di sesso.
Altra sequenza interessante è la classica situazione lesbica che, però, la protagonista affronta con una principessa nigeriana, Nacala. Una sequenza interazziale abbastanza rara nei porno degli anni '70, in cui Ferrara dimostra di fare il suo lavoro al meglio, incidendo molto sul sesso orale tra le due, come si conviene alla visione masturbatoria della pornografia. Ciò che colpisce però è che questa sequenza, come si legge su internet, doveva essere collegata all'arrivo a New York della principessa e al suo stupro da parte di un tenente della polizia. Tale scena sembra essere stata tagliata nel DVD del film, a dimostrazione di come Ferrara non limitasse il suo lavoro prettamente "alimentare" (per campare, in poche parole) con un gusto per la violenza e la cruda realtà, che saranno fondamentali in film come L'Angelo della Vendetta e Il Cattivo Tenente. Ma, per il livello del film, era inutile e non costituiva interesse, cosicché Ferrara la rimpiazza con una estenuante e lunga sequenza di sesso orale.
Tutte le prestazioni sessuali, nonché il rapporto tra le due donne protagoniste, sono legate a spicciola cartomanzia ed esoterismo con la delineazione di tre carte fondamentali: L'Imperatrice, simbolo della donna e della fertilità; l'Imperatore, simbolo della mascolinità e il Diavolo, che rappresenta la materia, il peccato e l'incesto. Tutto ciò, senza tante elucubrazioni, è la pornografia ma anche la poesia sessuale/amorosa con la propria anima/corpo (come si nota nella parte finale, in cui l'amplesso è intervallato da Dominique Santos che passeggia, mezza nuda, tra gli alberi). Ferrara fa il suo lavoro al meglio, firmandosi Jimmy Boy L. cura anche il montaggio e inizia una stretta collaborazione con John Delia, suo compositore musicale ufficiale, di cui si possono apprezzare già le qualità artistiche. Lo sceneggiatore, Nicholas George, interpreta lo chauffeur in un scena del film. Il titolo originale, Nine lives of a Wet Pussy, gioca con il termine pussycat, che in italiano sarebbe la 'gattina' pelosa delle donne.

Que viva porno! - Rassegna di cinema porno-erotico
8-10 dicembre 2007
Officine, via del Pigneto 215- Roma
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