Sex generation

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[Sex generation] Il transessualismo

Jacopo Grisolaghi - 03.02.2008

"È facile, per un bambino, immaginare di diventare un leone. Molto più insolito giocare a fare la leonessa. Il contrario, di solito, capita per le bambine. Una trasformazione di specie, inverosimile in natura, è spesso psicologicamente più accettabile di una trasformazione di genere. La percezione del proprio sesso, infatti, è una componente centrale della propria identità. Non sempre, però, il proprio sesso anatomico e il proprio genere, la propria relazionalità e il riconoscimento sociale sono in pieno accordo. Che ne è della ragguardevole minoranza che non segue lo sviluppo tradizionale? Bambini che sognano di diventare leonesse, bambine che si identificano con Tarzan più che con Jane, bambini che continuano a essere innamorati dell'amichetto del cuore anche alle medie, al liceo e oltre. Bambini che alla nascita non hanno un sesso anatomico chiaramente identificabile. Adulti che amano vestirsi con gli abiti tradizionali dell'altro sesso. Persone che si sentono rinchiuse in un corpo con cui non riescono a identificarsi". Questo è il passo con il quale il curatore del libro in questione (<>em>Il disturbo dell'identità di genereedito dalla McGraw-Hill), Prof. Davide Dèttore, introduce l'argomento. Nel testo sono molti i richiami ai vari punti di vista, attraverso i quali è possibile "vedere" il disturbo dell'identità di genere.
Mi soffermo su questo aspetto riguardante la pluralità delle interpretazioni poiché, oltre ad essere una tematica sulla quale tanto l'associazionismo trans, quanto il mondo scientifico si sta ponendo domande, meglio di tutti riesce a descrivere questo stato dell'essere, cioè sentirsi donna in un corpo di uomo e viceversa: è una malattia o una modalità esistenziale?>/strong>
Nelle pagine del testo, oltre a trovare interessanti ed accurati spunti di riflessione, è ben descritta la condizione di coloro che si ritrovano a vivere "nel corpo sbagliato", sia da un punto di vista medico-biologico che psicologico.
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