Giulia Tarroni - 15.02.2008
Il 7 febbraio al New Theatre di Newtown è andata in scena la storia. O meglio, una nuova visione della storia, destinata a sollevare enormi polemiche.
La piece teatrale dal titolo "Corpus Christi", ideata dall'americano Terrence Mc Nally e diretta dal regista Leigh Rowney, infatti ha mostrato un'inedita e coraggiosa versione musical della vita di Gesù, nella quale lo stesso viene descritto non solo omosessuale, ma anche sedotto da Giuda Iscariota, e celebra addirittura un matrimonio gay tra due discepoli.
L'opera si inserisce nel cartellone del Martedì grasso gay e lesbico australiano, dove sono state presentate mostre, spettacoli e pieces, tutte con l'intento comune di comunicare la diversità e la libertà di espressione.
Nonostante le numerose polemiche "Corpus Christi", che vide la luce nel 1997 negli Usa e che fruttò numerose minacce di morte all'autore (che si definisce cristiano), apre un delicato e doveroso dibattito in seno alla chiesa sull'omosessualità.
Il binomio contrapposto chiesa ed omosessualità ha radice antiche, e non facilmente superabili, tanto che la stessa Chiesa Anglicana, certamente più "aperta" rispetto a quella cattolica, grida allo scandalo definendo la piece "falsa ed offensiva".
Quando si scende sul terreno della religiosità è sempre difficile offrire un giudizio oggettivo, anche riguardo ad una semplice piece teatrale.
Ritenere l'opera "Corpus Christi" un'offesa alla sensibilità religiosa di molti non è certo un buon punto di partenza per un dialogo sociale, che ritengo sia essenziale affrontare ai giorni nostri, soprattutto in relazione ai molteplici cambiamenti che la società vive giorno dopo giorno.
Sono molti gli omosessuali cattolici praticanti, ed è giusto che possano vivere serenamente la loro religiosità, diritto innegabile ed inalienabile di ogni essere umano su questa terra: una discriminazione religiosa sulla sola base sessuale risulta superflua e difetta di sensibilità.
Non dovrebbe essere forse la stessa Chiesa ad accogliere tutti gli uomini e donne, senza differenze sociali, razziali, sessuali? Non dovrebbe esserci questa crescita in seno a quella che è ormai una vera e propria istituzione?
Solo il tempo saprà rispondere a questi interrogativi.
Per ora ci accontentiamo di un'opera teatrale di tutto rispetto, con validi attori ed una regia "esperta", che a modo suo, ha già sollevato riflessioni, e portato una ventata di novità.
Versione stampabile / Commenta questo articolo