Arti Visive

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[Arti Visive] Donato Amstutz - Public Privacy, fino al 27 marzo a Roma

Roberto Barzi - 24.02.2008

Presso la "Galleria Valentina Moncada" è in corso la seconda mostra personale del giovane artista svizzero Donato Amstutz, intitolata Public Privacy. Già ospite della galleria nel 2002 con la sua prima personale Homesick, l'artista espone le due nuove serie di lavori Vanishing Woman e Senza Titolo, oltre ad alcune grandi scatole che riproducono medicinali ed un materasso, tutti realizzati nella pratica artigianale che è propria del suo fare artistico, il ricamo a mano.
L'artefice opera a partire da brandelli di immagini di uso quotidiano che attraggono la sua attenzione, e procede con la loro "traduzione" in qualcosa di altro da ciò che esse significano universalmente, concretata tramite il tradizionale punto-croce. Nella serie Vanishing Woman, Amstutz seleziona e rifila il particolare del viso dalle immagini di donne che gremiscono le riviste pornografiche ormai fuori moda, ingigantendole ripetutamente alla fotocopiatrice e imprimendo l'immagine finale sulla tela bianca. Inizia così quel folle, paziente lavoro di impossessamento del visibile consistente nel ricamare diligentemente ogni pixel dell'immagine ingrandita, punto per punto, restituendo in questo modo dei ritratti "estatici" di madonne incorporee di cui la trama vacilla e si perde nella tessitura bianca e nera del ricamo: delle specie di Ex-voto predisposti per una nuova, insospettabile valenza religiosa, e trasbordati da una dimensione di pubblico dominio ad un contesto più intimistico e privato.

Donato Amstutz non si limita però a questo tipo di figure. Usa anche le stampe fotografiche, tratte da un qualsiasi opuscolo per l'educazione, dei bambini che conducono l'artista elvetico all'idea di ricamare su di un Materasso l'immagine di un bimbo che nuota in acqua. Se la scelta prettamente tecnica del supporto incontra la ricercata percezione di morbidezza e flessuosità, propria del modo in cui il materasso darebbe realmente ospitalità al corpo di un bambino, la decisione espositiva di collocarlo verticalmente a parete trasmuta l'oggetto d'uso comune in una scultura.
Continua così, nient'affatto innocente e passiva, la ricerca dell'artista, ed investe, come detto, perfino scatole e confezioni di medicinali o psicofarmaci di largo consumo - come il collirio Ciba Vision e i tranquillanti Dormicum e Tavor - e riprodotte su scala ingrandita, ricalcando col ricamo tutte le iscrizioni e gli elementi grafici nell'indomito tentativo di rendere unica, ed opera d'arte, l'immagine di una confezione industriale riprodotta all'infinito. Il procedimento è vicinissimo al trattamento riservato dalla "Pop-Art" alle icone consumistiche.

Nella raffinata serie Senza Titolo/Entfesselt l'artista impiega la sua indescrivibile abilità manuale nel ricalcare, questa volta con un filo di rame, svariati modelli di mani incatenate che rievocano simboli di schiavitù o prigionia, se non addirittura diversivi erotici, ma che svelano poi essere liberamente ispirate alla locandina di uno spettacolo di Harry Houdini, il celebre illusionista esperto nel riuscire a slegarsi le mani incatenate.

Donato Amstutz
Public Privacy
Galleria Valentina Moncada

Via Margutta, 54
Roma
Dal 14 febbraio al 27 marzo 2008
Orario: da lunedì a venerdì dalle ore 12.00 alle ore 18.00

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