Roberto Barzi - 16.04.2008
La protagonista si chiama Nora Ness ed è una donna dall'ossessione domestica, regina di un
autocompiacimento solitario e agonistico, guida sexy di
manifestazioni ad invito unico. Il suo universo risiede in pochi metri quadrati ma sembra illimitato nelle creazioni attorno alla propria geografia corporea.
Un'estasi organica
che si alimenta di protesi fetish in maniera fantasiosa e statuaria, frantumando la centralità didascalica dello
scatto, frammentando la scena con una combinazione
d'incastri, astrattismi, sovrapposizioni,
indeterminatezza,
angoli inconsueti.
Nora Ness si muove con la consequenzialità
di
chi mette a frutto il meglio della propria ossessione che
significa prima di tutto aderire ai gesti, ai comportamenti,
alle particolarità che stabiliscono l'immaginario
soggettivo. Poi significa tramutare la propria vita in una
concezione, servendosi del voyeurismo come compimento finale
di uno stile che si fa metodo. Ai processi palesati si
aggiunga la particolarità del dettaglio, la sigla che
contrassegna il lavoro con un codice di propria
appartenenza. Ultimo, ma mai ultimo, il talento iconografico, la qualità della composizione visiva con cui un semplice
scatto si trasforma in un motore erotico senza tempo.
Tornano così alla mente alcuni progetti dalle ossessioni
radicali: Motel Fetish di Chas Ray Krider, ossia, ritratti
di donne in pose solitarie nelle camere di classici motel
americani a basso costo, Luba di Petter Hegre, ovvero, un
uomo che mette in posa per anni la propria giovane compagna,
anche lei artista oltre che bellissima musa dal corpo
perfetto. Ken-Ichi Murata, ovvero, un uomo che fotografa la
partner Yumiko Kawasaki, mescolando la sensualità da
geisha
con una vegetazione dai toni surreali, fino a che con gesti
manuali vengono dipinte le stampe fotografiche in
bianconero. Nei vari casi descritti l'autore non perde di
vista la propria ossessione e prosegue come un rullo
compressore, sempre in avanti con quella coercizione a
ripetere che solo l'impulso sessuale rende ogni volta
diversa, avvincente, unica: il sesso al centro dello
sguardo. Un sesso che sboccia dal pensiero, da
un'ossessione
eterea che vincola la mente e il desiderio celato. Un sesso
deflagrante anche quando l'atto è puro comportamento
intellettuale. L'artista che rappresenta l'eros possiede
una
relazione elettrica con la forma compiuta del sesso, come se
l'eccitazione procedesse in modo continuo e inesorabile.
L'arte si fa forma del desiderio, opera evocativa di
un'emozione adrenalinica ma anche idilliaca. Non è un
caso
che diversi artisti dell'erotismo si distacchino dal
mondo,
sottraendosi a ogni contatto che non sia quello con il
proprio percorso mentale, poiché l'ossessione esige
un'ottusa concentrazione, una specie di introversa
solitudine in cui niente deve scostare dall'esplosione
vitale.
Con Nora Ness non manca mai una seconda
protagonista scenica: la macchina fotografica. Rimane allo
scoperto, sempre nelle mani agili dell'artista, a riprova
di
un luminoso gioco di specchi che rivela l'evidente in una
visuale senza supporti e comparse. L'artista conferma il
suo
isolamento ossessivo nel gesto dichiarato dello scatto
"autoreferenziale". La macchina digitale si impadronisce
dell'immagine quale feticcio ulteriore, influenzando le
stesse posture, gli sguardi, le tensioni muscolari. La
solitudine esteriore si trasforma nel mondo prismatico di un
clic rivelatore, simbolo ulteriore oggettivo di un'unione
incondizionata a quanto si sta eseguendo in scena.
Le stanze in cui l'artista lavora sono
ambienti rigorosi, arredati con i soli elementi necessari,
un po' distorti dalle luci su cavalletto e dagli spot
professionali sul pavimento. Muri bianchi con qualche rado
quadro, pavimenti monocromi, teli colorati a ricoprire
alcuni mobili, un bagno sobrio con la sua vasca:
l'universo
di Nora Ness ruota nelle stanze silenziose in cui il corpo
si trasforma in una calamita stimolante che imprigiona le
luci da set e fluttua come lampo di carne. L'apparente
accidentalità delle cose segnala, in realtà, una
scandita
cura per le relazioni tra pieno e vuoto, calibrate da quel
corpo che attira gli oggetti, gioca con gli spazi liberi, si
adegua ai perimetri e alle superfici.
La scelta delle calzature prende
un'importanza centrale quando gli elementi attrattivi
reclamano al corpo massima propensione feticista. Come per
ogni buon stile fetish che si rispetti, il mondo della Ness
deambula su tacchi alti e soventemente sottili, punte spesso
affilate, colori che si avvicinano al nero e al rosso. La
scarpa prende il centro scenico con la sua accurata
aggressività, sembra calamitata in avanti, verso lo
spettatore disponibile. Non è più un feticcio ma una
dimensione centrale che colloquia con gli abiti, la
biancheria, i colori e l'ambiente. La scarpa si dimostra
il
cuore pulsante del feticismo, l'elemento che assale lo
scenario e sostituisce le coordinate emozionali
dell'immagine. L'importante è che non si trasformi
nell'unica interprete ma che per la Ness, sia incorporata
alle silenti posture del corpo.
Veli semitrasparenti, indumenti intimi,
bustini, occhiali scuri, guanti, collane. Pochi elementi ben
mescolati in una giusta calibratura tra abiti e nudità,
offrirsi e occultarsi, romanticherie e risolutezze
impetuose. Nora Less desidera stratificare gli elementi sul
suo corpo, sfuggendo ad ogni pornografia o esagerazione
stilistica. Vuole manifestarsi e, al contempo, creare una
opportuna distanza, approssimarsi senza uscire dal suo
perimetro domestico. Neppure i suoi occhi non sono del tutto
centrati verso l'obiettivo, all'opposto propendono a
stare
chiusi o appena aperti, spesso in direttrici laterali, come
se cercasse un personale punto di fuga. Un elemento
essenziale è la posizione che il corpo assume sulla scena.
Una semplice piega di pochi centimetri può evocare sacre
rappresentazioni ancestrali, così come una chiusura può
esprimere la chiave purificatoria. Nell'arte erotica non
conta ciò che mostri ma il modo in cui si rivelano le
forme.
Conta l'attitudine del soggetto in posa, l'empat ia che
si
mantiene con l'obiettivo, il coinvolgimento corretto. Si
potrà notare immediatamente la precisione con cui la Ness
si
auto-fotografa in posizioni non troppo canoniche, a conferma
di un mondo complesso che si colloca al meglio nei pochi
metri delle sue stanze. Il corpo si trasforma in geografie
inquiete, impertinenti rispetto agli usi facili
dell'erotismo sul web. La scena ha qualcosa del
"backstage"
tuttavia, non essendo frutto del caso, vive di corretti
incastri tra pieni e vuoti, luci e ombre, primi piani e
fondale. Dalle foto non si respira solitudine e/o malinconia
ma un'energia solitaria, un narcisismo decontaminato che
tocca l'essenza della sessualità, l'intimo delle
private
trasgressioni, fino al centro della bellezza rivelatrice. La
verità di Nora Ness la si legge nell'inflessibile
determinazione a disvel arsi, commisurandosi con
l'integrazione dello sguardo altrui. Poiché un lavoro
del
genere richiede voyeurismo in risposta al suo esibizionismo:
l'eccitazione solitaria dei preparativi, delle azioni e
dei
ricordi s'integra con l'estasi mentale di un futuro
sguardo
estraneo, come se dietro quella porta il pubblico osservasse
l'artista nella sua volontaria lontananza. Nessuna
distorsione. Nessuna movenza superficiale. La pelle diventa
molteplicità e atto poetico. La postura si converte in
un'espressione viva e universale. Da una scarpa e da un
clic
riemerge l'altezza profonda della visione.
Nora Ness - Fetishouse
Dal 4 aprile al 2 maggio 2008
Galleria Pier Giuseppe Carini
Via Gruccia, 192b
San Giovanni Valdarno (AR)
Catalogo a cura di Gian Luca Marziani
Biglietti: ingresso libero
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