Arti Visive

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[Arti Visive] Il sangue provocatorio e sadomasochista di Hermann Nitsch

Rolando Attanasio - 06.10.2008

E' a tutti noto il lavoro di Nitsch, che Napoli ha ospitato degnamente offrendogli un museo tutto suo, e tutto grazie alla Fondazione Morra che si è operata sul territorio per riuscire ad avere uno spazio a dir poco superbo.
Una città violenta come Napoli può ben regalare uno sfondo conciliato e d'appartenenza alla poetica dell'artista Austriaco, che ha portato le sue opere provocatorie e sanguinose proprio a Napoli, costruite dai ben noti pannelli di sacrifici animali, video, istallazioni e foto famosissime di uomini e donne nudi in veste sacrificale.

Il suo lavoro appartiene all'immaginario collettivo, oserei dire, con puntatine sarcastiche ai danni di una collettività animalista e ambientalista, che si oppone ideologicamente e fattivamente contro tanta brutalità manifesta e fatta spacciare addirittura per arte.
Ma quella è tutta la brutalità che noi ci portiamo dentro? E' questo il messaggio provocatorio dell'artista? Sono tutti i meccanismi sadomasochisti di una società che si nutre di animali? Questa società che inorridisce e critica, portando al macello milioni di esemplari per soddisfare il fabbisogno quotidiano di cibo. Un mondo che uccide con guerre ingiuste e spartizioni di territori, con accuse verbali e fisiche ai danni di minoranze culturali reputate primitive e arretrate. Allora perché indignarsi? Perché sprofondare il pennello nella tela marcia di un misero perbenismo da benpensanti e da quattro soldi?
Bene..., forse Nitsch ci ricorda questo? Allora noi inorridiamo, ci indigniamo, prendiamo le dovute distanze, cadiamo nella trappola? Oppure no? E' ovvio che l'arte è anche provocazione, ed io certamente ammiro la magnificenza stellare di certi artisti dell'armonia e dell'equilibrio che non vogliono provocare ma solo evocare e trovo spesso scontato il messaggio palesemente provocatorio e sfacciato che mi viene messo sotto il muso, e soprattutto enfatizzato in pompa magna.
Ma forse qui siamo in presenza di un rito ancestrale? Di una messa, intesa nel suo termine originario, di un sacrificio misterico? Visto che l'artista ricorre a tutta una iconografia da altare cristiano che spesso prepara allo sfondo sanguinoso e purulento del suo immaginario, fatto di foto di giovani che mescolano il loro organi genitali a budella e sangue vaccino, oppure di bendate donne falsamente impalate che fingono di vomitare sangue e che sentono di appartenere ad un rito organico e sconvolgente.
Sembra una comunità di uomini che adorano un totem nascosto come simbolo indiscusso e che devono ricorrere a sacrifici per ingraziarselo.
Ma trattasi di evocazione di un sadomasochismo collettivo che osservando si irrita a farsi puntare il dito contro? Tanto che per sadomasochismo oramai intendiamo gran parte delle relazioni che coinvolge spesso grandi strati della cosiddetta: " società civile". Allora si, è arrivato il tempo di vomitare sangue. E' quello il sangue che ci portiamo dentro? Frutto di rabbie represse e inclinazioni sadomasochiste nascoste; allora la società può celebrare tutto ciò come arte, e non come frutto mero di una patologia psichica dell'artista stesso. Sempre che per arte intendiamo mistero e provocazione, altrimenti siamo decisamente da un'altra parte.

Museo Hermann Nitsch
Salita Pontecorvo 29d (80135)


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