Giulio Ragni - 01.11.2008
Oggi è un'abile e affermata produttrice cinematografica, ma per almeno tre generazioni di spettatori rimarrà per sempre Giovannona Coscialunga, o la protagonista dello stracult Quel gran pezzo dell'Ubalda tutta nuda e tutta calda: se il cinema è costituito della materia con cui sono fatti i sogni, Edwige Fenech è l'emblema del sogno erotico di un paese che ama in pubblico predicare la santità e in privato praticare assiduamente il vizio.
Sguardo che trasuda ingenuità sopra un corpo che promette peccato, Edwige Fenech è stata una delle massime icone del cosiddetto cinema bis italiano, un mito per nulla scalfito dall'implacabile scure del tempo e delle mode, una reliquia peccaminosa che ha attraversato con grazia e senza alcuna volgarità il decennio più folle ed estremo della nostra (ex) industria. Pelle eburnea, seno florido e fianchi rotondi sono le armi di seduzione della Fenech, che in oltre cinquanta pellicole ha incarnato il desiderio proibito del pubblico italiano, doppiata in quasi tutti i dialetti del nostro Bel Paese, diventando così un archetipo di donna capace di unire, almeno nella libido, un paese storicamente lacerato da troppe divisioni interne.
Tutte le star cinematografiche sono in qualche modo legate ad immagini feticistiche nell'immaginario del pubblico: senza la sigaretta perennemente all'angolo della bocca ad esempio Humphrey Bogart non sarebbe stato lo stesso, così come il fascino di Rita Hayworth è tutt'uno con la sua indimenticabile chioma rossa. L'immagine di Edwige Fenech invece rimanda indissolubilmente alla doccia, spiata nel mentre dal buco della serratura dall'Alvaro Vitali o dal Renzo Montagnani di turno, compiuta in decine di pellicole come un rituale, acme erotizzante per il pubblico dell'epoca e vero e proprio marchio di fabbrica e topos iconografico, prima ancora che narrativo, del genere, al pari di un inseguimento automobilistico per l'action movie o la sparatoria finale in un western; un'immagine talmente forte da imprimersi indipendentemente dal titolo dell'opera, riprodotta in fotocopia da un lavoro all'altro, e benché oggi possa far sorridere come exploit erotico, rappresenta un punto di non ritorno per l'esposizione disinvolta e generosa di nudità femminili nella nostra produzione, almeno per il cinema italiano pensoso e narcisisticamene ripiegato su se stesso degli ultimi vent'anni.
Insegnante, poliziotta, soldatessa, dottoressa, Edwige Fenech ha sublimato le fantasie maschili riattualizzando ancestrali desideri, dove attraverso il corpo, ripreso da ogni angolazione possibile della macchina da presa, i Cattivi Pensieri per antonomasia (tanto per citare un suo celebre film, diretta da Ugo Tognazzi) subiscono un processo di cosificazione, diventano immagini quasi tattili in cui il desiderio si fa carne, e il soggetto desiderato diventa oggetto filmico, disvelando una volta in più la capacità della "macchina cinema" di essere l'unica vera creatrice di miti di quest'epoca, a dispetto della perdita della sua centralità mediatica.
Se il filone della commedia sexy, in ambito contemporaneo o in versione simil boccaccesca, è stato il principale viatico per il mito Fenech, non sono da sottovalutare le incursioni nel giallo e nel thriller, soprattutto agli inizi della sua carriera, che rappresentano le opere più interessanti dell'attrice in termini qualitativi, ed innalzano il tasso di sensualità in modo più marcato, grazie ad una forma di erotismo morbosa e depurata dagli accenti farseschi e comici dei titoli più famosi. Ma in un tentativo, per quanto sia possibile in queste poche righe, di analisi storica e critica sull'icona Fenech, andrebbero segnalati all'interno della sua vasta fimografia almeno opere come La Pretora, il primo film dove l'attrice appare in un nudo integrale, e La vergine, il toro e il capricorno, in cui la Fenech in una scena accenna ad atteggiamenti saffici con Lia Tanzi, provocando il turbamento del protagonista maschile, il grande caratterista Mario Carotenuto: due passaggi cruciali di un percorso artistico che hanno fatto di Edwige Fenech la diva fra le dive del softcore all'italiana, l'immagine feticcio di un'epoca irripetibile e mai dimenticata.
Con Edwige Fenech inizia il nostro viaggio attraverso le interpreti femminili che hanno reso grande il cinema bis italiano, un doveroso omaggio alla bellezza e al fascino di chi ha dato un contributo determinante allo sdoganamento dell'eros made in Italy, star ed attrici misconosciute che popolano, vivono, animano da oltre trent'anni i sogni degli italiani di ogni età.
Filmografia Essenziale:
Lo strano vizio della signora Wardh
La Bella Antonia, prima Monica e poi Dimonia
Quel gran pezzo dell'Ubalda tutta nuda e tutta calda
Giovannona Coscialunga, disonorata con onore
La signora gioca bene a scopa?
L'Insegnante
Cattivi Pensieri
La Pretora
La vergine, il toro e il capricorno
Taxi Girl
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