Giulia Tarroni - 15.12.2006
"Eros e Priapo" venne concepito dal già insigne Gadda tra gli anni 1944 e 1945, ma pubblicato solo molti anni dopo, nel 1967, a causa del contenuto fortemente antimussoliniano.
È una sorta di romanzo–saggio, o meglio "un saggio sulla psicologia e la fisiologia che permise vent'anni di dittatura fascista", come lo definì l'autore stesso nella prefazione.
La storia è tutta incentrata sulla figura del Duce, detto il "Bombetta", e su come sia riuscito a prendere il potere in Italia. Le ipotesi sono tutte narrate attraverso un linguaggio boccaccesco e rinascimentale, che amplifica le invettive e le contrarietà dell'autore al sistema, esprimendo tutta la sua rabbia per la stupidità umana, ma anche pietà per coloro che devono sopportare e per coloro che non hanno potuto scegliere. Ma come si è arrivati al governo mussoliniano? In modo assolutamente analitico, Gadda esamina quella da lui definita una vera e propria "infatuazione" degli italiani per il "mascellone" (altra nomea data a Mussolini), che narciso e folle, si pone come unico capo e polo d'attrazione erotica per la nazione, capace con le sue manie di rendere folle un intero popolo.
Eros e Priapo, divinità proprie della tradizione romana da cui prenderà titolo il romanzo, si pongono così come la doppia faccia della medaglia italiana: Eros è la giovinezza, la creatività; Priapo, che nell'antichità era spesso rappresentato con grandi attributi sessuali, è l'oscenità. Ovviamente il riferimento a Priapo riguarda soprattutto i gerarchi che veleggiavano attorno al duce, individui sterili e incapaci di ogni utilità pratica alla società.
Il romanzo è una chiara presa di posizione circa il ventennio fascista, senza eufemismi, senza silenzi, senza parole celate. Ma oltre che una condanna, "Eros e Priapo" vuole essere anche una presa di coscienza per l'Italia, che, guardandosi alle spalle, deve rendersi conto di essere stata soggiogata per vent'anni dalla follia, un predominio dell'Eros e del Priapo sulla ratio.
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