Rolando Attanasio - 14.11.2008
Sesta edizione per Gender Bender Festival, a Bologna dal 28 Ottobre al 2 Novembre 2008; manifestazione che il Cassero - gay lesbian center dedica ai nuovi immaginari culturali a cui generi e identità, ribaltandosi e sovrapponendosi, danno vita.
Grande spazio, anche quest'anno, al cinema internazionale, grazie a una nutrita selezione di lavori provenienti dai più importanti festival italiani e stranieri.
Film che raccontano i generi e le loro trasformazioni concentrandosi soprattutto sull'identità maschile, cartina di tornasole per un'epoca in cui gli immaginari legati al corpo e alle identità - e i loro ruoli e consuetudini - stanno rapidamente e radicalmente cambiando. Tutti film incentrati sull'amore e l'identità del sesso nel terzo millennio, dall'Iran per cui la sessualità omosessuale è punibile con la morte, mentre è tollerata l'operazione per trasformarare la propria identità sessuale. Fin qui, in occidente, dove il sesso lesbico viene discriminato, soprattutto negli strati più fragili della società civile.
In occidente, è chiaro che l'intolleranza è un fatto prettamente legato a margini culturali preistorici, con connotazioni sessuofobiche a causa della presenza del senso del peccato legato al sesso, e quindi della morale sessuale, vissuta come tabù o come rivolta interiore.
La liberazione dei costumi, tanto propagandata nel sessantotto, ha dato respiro ad una cultura contemporanea che friziona a singhiozzo il concetto e la pratica di un sesso libero; anche se per sesso libero intendiamo spesso la coesistenza ancora di ibridazioni ideologiche e pseudo-libertà caotiche, che non sono frutto di una reale necessità, ma di una moda che genera confusione e alimenta il mercato del sesso.
E' ovvio che l'omosessualità nella sua forma "aulica" è una scelta di gusto, ma resta, dalla folta schiera dei benpensanti, pur sempre punibile eticamente, poiché essa non genera prole; ma genera una sorta di horror omosessuale che come rifiuto sospinge il fenomeno ad un fattore sociale; mentre qui siamo in presenza di un fattore puramente di gusto e nulla più. Tutto questo vociare, non fa altro che aumentare smisuratamente, ingigantendo la questione che non dovrebbe meritare nemmeno di essere nominata. Ecco..., questa morbosità è la malattia reale, essa stesa è il problema reale; ovvero perché tanto clamore? E' chiaro che nel sessantotto ci si doveva liberare dal guscio asfittico di una media borghesia infarcita di valori cattolici; ma oggi, eccetto i margini di eccezione, il problema tende ad essere esplosivamente rimarcato, rendendolo fenomeno fine a se stesso, e quindi offensivo, offensivo perché reso per necessità "categoria".
Per cui, si genera un imbarbarimento del sentimento stesso, che va a fagocitare un mercato assurdamente ipocrita, spia di un cambiamento confuso che produce denaro, e così abbiamo reso fenomeno un gusto, politica una scelta privata, apparenza un sentimento e appartenenza un pensiero divergente libero e democratico.
E' chiaro e normale che ribellarsi è giusto, ma perché abbiamo creato il presupposto per una ribellione? Può sembrare retorica chiedersi tutto questo, ma in realtà è retorica il far finta che tutto questo caos sia soltanto un fattore causale al quale dobbiamo chinare il capo e slittare senza alcun cenno di ribellione. Tra i titoli in programma del festival c'è Butch Jamie (Stati Uniti 2007) di Michelle Ehlen, commedia degli equivoci in cui Jamie, attrice lesbica disoccupata perché troppo mascolina, decide di proporsi come ‘maschiaccio' (butch, appunto) e in abiti da uomo, ottenendo così una parte ma dando inizio a inaspettate complicazioni sentimentali.
A completare la sezione che Gender Bender dedica al cinema internazionale anche la programmazione di Soggettiva, a cura di ArciLesbica Bologna. Una retrospettiva dedicata alla regista indiana Pratibha Parmar, ospite del festival, e una selezione di lungometraggi lesbici scelti tra le nuove proposte del cinema di settore italiano e straniero. Vivere (Germania 2007) di Angelina Maccarone, la storia di tre donne in viaggio che, incontratesi per caso, trovano l'una nell'altra nuova forza per affrontare la vita da cui tutte fuggivano impaurite; The World Unseen (Gran Bretagna, 2007), anteprima nazionale, drammatica storia d'amore tra due donne sullo sfondo dell'apartheid in Sud Africa, diretto dalla scrittrice Shamim Sarif, che adatta per lo schermo il suo romanzo più famoso.
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