Giulio Ragni - 01.01.2009
Se dovessimo ricercare nel cinema italiano di genere un'icona femminile che si avvicini al modello di dark lady ambigua e sessualmente vorace, resa immortale sul grande schermo da Barbara Stanwick o Gene Tierney nell'epoca d'oro del noir, quell'attrice sarebbe senza dubbio Barbara Bouchet, ceca di nascita, americana d'elezione, ma italiana per fortune lavorative e riscoperta critica, seppur tardiva.
Altissima, bionda, fisico da valchiria, Barbara Bouchet ha avuto in realtà molteplici incarnazioni sullo schermo, dapprima particine nel cinema americano - avendo l'opportunità di lavorare tra gli altri con Otto Preminger, Orson Welles, Woody Allen - e poi protagonista indiscussa del cinema bis nostrano, dalla commedia scollacciata all'horror para argentiano, dai decamerotici scostumati ai thriller vouyeristici, dai sadismi del genere conventuale alle incursioni erotico morbose dei drammi psicanalitici.
Nel ripercorrere un così lunga e sfaccettata carriera, può sembrare un azzardo racchiudere unicamente nell'immagine di femme fatale i tratti distintivi dell'icona Bouchet, ma se per quantità e tipologia di titoli non si può che sottolineare l'eterogeneità delle interpretazioni sullo schermo, nondimeno bastano un pugno di opere per fissare nell'immaginario del pubblico le sembianze della donna fatale e spregiudicata: cambiano gli stilemi - niente più bianco e nero, aloni di fumo di sigarette e simbologie freudiane, più spregiudicatezza nel nudo e nell'esibizione grafica della violenza - ma resta la sostanza, che vede Barbara Bouchet, vittima o carnefice, vera colpevole o semplice sospettata, essere la mutevole e proteiforme rappresentazione della vagina dentata del Mito, l'emblema di una sessualità feroce e distruttiva che annulla il Maschio e lo sottomette alla propria volontà.
La sua partecipazione ai noir violenti e nichilisti, quasi melvilliani, di Fernando Di Leo, ha dato i suoi frutti migliori in Diamanti sporchi di sangue e soprattutto Milano Calibro 9, dove si esibisce in una lap dance di culto recentemente citata anche nel film di Pappi Corsicato Il seme della discordia; ma il tasso d'ambiguità raggiunge picchi notevoli anche nel thriller di Lucio Fulci Non si sevizia un paperino, dove fece scandalo il suo nudo davanti ad un bambino, benché in realtà il regista utilizzi nella sequenza incriminata un nano come controfigura, come riuscì a dimostrare durante il processo del sequestro della pellicola.
Se dunque nell'ambito comico sexy l'attrice americana secondo noi è posizionata un gradino più in basso rispetto ad altre sue colleghe, è indubbio che questa ex ragazza copertina di Playmen, che negli anni Sessanta fece impazzire uomini di ogni nazione ed età, ha avuto il merito di dare carne e sangue (e seni, occhi, gambe...) al lato più sporco, selvaggio e violento della nostra produzione cinematografica, di essere una vera (anti)eroina da grindhouse capace di contrastare un'apparenza eterea e angelica - sarà un caso che Tarantino la adora? - con gesti e sguardi da vera carogna: non possiamo dunque che arrenderci al fascino dionisiaco che emana la sua icona, da incommensurabile bitch tenera e violenta, dolce ed aggressiva, morbida e spietata; è una Shiva priva di ogni pudore e reticenza morale, è l'odore del sesso che ti avvinghia con le sue spire fino a farti perdere la ragione, è la puttana santa che ogni uomo desidera in segreto (e che non presenterebbe mai a mamma e papà), è, sic et simpliciter, Barbara Bouchet. C'è bisogno di aggiungere altro?
Filmografia Essenziale:
La tarantola dal ventre nero
Una cavalla tutta nuda
Milano Calibro 9
Alla ricerca del piacere
Valeria dentro e fuori
La dama rossa uccide sette volte
Non si sevizia un paperino
La badessa di Castro
L'anatra all'arancia
La moglie in vacanza...l'amante in città
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