Alberto Maietta - 19.01.2009
Avevo camminato molto quel giorno, ero accaldato seppure l'aria fosse fredda del vento di terra, lei non era venuta all'appuntamento nascondendosi dietro le solite scuse del marito che era tornato a casa o del figlio piccolo che non la lasciava uscire ed io m'ero rotto il cazzo di queste bugie da bambina, anche perchè non mi piace ripetermi mai in nessun campo dove agisco, anche quando scrivo e dovrei ricopiarmi, la cosa non mi alletta, figurarsi quando si tratta di donne o almeno di desiderio per le lenzuola. Ero intenzionato a smaltire la rabbia in una di quelle case chiuse cittadine laddòve puoi incontrare giovani ragazze napoletane oppure se cerchi l'esotico, passando per i casini cinesi, puoi raccogliere oltre che al sesso magici massaggi rilassanti, tuttuno con l'amore, in piacevoli delizie che ti mettono a nuovo il tuo corpo.
Ma non ne avevo troppa voglia, in verità di muovermi ed allontanarmi dalla fermata del pullman per Avellino, stavo finendo di bere una bottiglietta d'acqua che di solito compro nell'odiato mac donalds posizionato sul marciapiede dello struscio tra ambulanti napoletani ed estracomunitari di ognidove,quando la vidi...adocchiandola. Alta,sensuale nelle movenze,labbra carnose che partorivano nella mia mente già mille giochi erotici,un seno che si ergeva nell'aria,ruzzolando verso la mia lingua che desiderava già pennellarla...
Con un ciao l'abbordai, si avvicinò sorridendo,mentre la invitavo a sedere, c'era anche una sua amica ma per me non esisteva anche se non era male, perchè ora volevo una donna e volevo lei. Brevi frasi di convenuto,e pattuimmo l'incontro e il prezzo, prima offrii loro una consumazione e mentre mangiavano mi disse di non avere documenti. Incupito pensai ad una soluzione che non mettesse troppo alla prova la mia pigrizia a quell'ora del pomeriggio e della mia anima immalinconita.
Scartai l'idea di un alberghetto che pur consentiva l'ingresso a chi fosse privo di documenti, troppo lontano, troppo imboscato nei vicoli della casbah sotto le mura di porta nolana,non mi andava sfidare la sorte a quell'imbrunire,così pensai di farmela nel bagno del mac donalds.
L'idea era stuzzicante, non nuova per me che già avevo avuto una esperienza all'università di via mezzocannone molti anni prima,nell'ascensore delle aule di giurisprudenzacon una ragazza di cui non ricordo neanche il nome se non i suoi abbondanti seni da dove mi ero abbeverato ad un desiderio che mi aveva colto improvviso incontrandola-ma questa è un'altra storia ne parleremo oltre-,dicevo... ormai la volevo e il bagno era l'unico posto dove potevo possederla.
Ci mettemmo d'accordo come fare, l'idea era che entrassi prima io nel bagno degli uomini, e dopo avere dato una occhiata le avrei dato il via libera con uno squillo.
E così accadde,appena chiusa la porta del primo accesso, la portai nel secondo vano, chiusi anche quello per ogni evenienza, subito le sollevai la leggera felpa e con non senza sorpresa vidi che non portava il reggiseno,avevo visto giusto quando l'avevo notata, quei seni erano promontori lanciati verso la mia bocca.
Mi riempii quest'ultima passando da un seno all'altro, vorace, mentre trovavo il tempo di mordicchiarle i capezzoli, duri come rametti di liquirizia,intanto le mani si davano da fare per infilarsi nei jeans, le mi aiutò e poco dopo si abbassò anche il perizoma arancione, mentre continuavo a fare pascolare la mia lingua su i suoi capezzoli e miei denti a tormentarli.
Qualcuno bussò alla porta esterna, bisognava accelerare, prima che qualcuno scoprisse questo stuzzichino erotico, così la girai, bussando all'uscio del suo fondoschiena e me la feci con gusto, come quando pasteggi con un Radici di Mastroberardino un caciocavallo di Calitri.
Uscii prima di lei,era più arrogante del solito il mio sguardo, mi sentivo un dio sopra l'orizzonte della vita, mentre mi sfiorava la sera che avrei gustato volentieri, per aspettare la Notte e perdere i miei pensieri nelle sue movenze panteresche e ritornarci sopra... dentro di lei con la mente, splendida giovane mulatta africana.
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