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[Cinema] Dive del cinema bis(ex): Laura Antonelli, profumo di malizia

Giulio Ragni - 01.02.2009

Prima di iniziare la nostra analisi su quella straordinaria diva del nostro cinema che è stata Laura Antonelli, è doverosa una premessa: se cercate informazioni morbose sulle sue traversie, le storie di droga, gli sfiguramenti da botulino e i processi di risarcimento, le presunte crisi mistiche e i ricoveri nei centri di igiene mentale, potete anche smettere di leggere, tanto in giro per il web troverete pettegolezzi a volontà.
A noi preme invece ricordare l'essenza di questa attrice che chiede disperatamente di essere dimenticata, lo sguardo fiero e penetrante, le gambe carnose fasciate in autoreggenti, il seno materno e peccaminoso insieme, quel misto di innocenza e malizia che secondo Luchino Visconti, che la diresse ne L'innocente, la rendevano la donna più bella dell'universo. E Malizia è un termine che ricorrerà spesso associato a Laura Antonelli, titolo del film che la rese una star assoluta quadruplicando il suo ingaggio, ed anche della sua mesta uscita di scena (il pessimo Malizia 2000) dal mondo dello spettacolo.
Il suo pigmalione fu senz'altro Salvatore Samperi, che oltre alle opere citate la diresse in Peccato veniale, quasi un remake di Malizia, e in Casta e pura, al fianco di Massimo Ranieri: fu lui in qualche modo a fissare l'immagine erotica dell'attrice, raccontando nel suo capodopera l'iniziazione sessuale di un adolescente da parte della sua cameriera, roba che nell'Italietta di oggi sempre più ipocrita e bigotta sarebbe impossibile anche soltanto pensare. Sebbene la prima pellicola erotica dell'attrice risalga alla fine degli anni Sessanta con Le malizie di Venere - ma uscito parecchi anni dopo a causa del tema scabroso, ispirato a Venere in pelliccia di Leopold Von Masoch - è stato proprio Samperi a modellare quest'icona di donna, così sensuale e mediterranea da sembrare fuoriuscita da un romanzo di Brancati, indimenticabile mentre sale sulle scale lasciando intravedere le gambe, o quando rivela apparente turbamento di fronte alle provocazioni del ragazzino, fino al climax finale tutto giocato con il contrasto tra luce e buio della fotografia di Vittorio Storaro.
L'attrice di origini istriane replicherà all'infinito questo archetipo muliebre, anche quando verrà diretta da maestri come Dino Risi, Luigi Comencini o Claude Chabrol, lei che aveva nel dna tutte le caratteristiche per raccogliere l'eredità di Sophia Loren e di Silvana Mangano, di Gina Lollobrigida e di Claudia Cardinale: per un curioso caso del destino sarà Stefania Sandrelli a seguire questo percorso, per darsi poi all'erotismo solo superati i quaranta, mentre Laura Antonelli, anche dopo lo sdoganamento d'autore, apparve quasi sempre spogliata, come se fosse unicamente corpo su cui plasmare le fantasie maschili e le ossessioni erotiche dei suoi registi.
Da George Bataille al decadentismo dannunziano, il corpo Antonelli è stato dunque un vero e proprio manuale dell'eros cinematografico, nel filone trash (All'onorevole piacciono le donne) e nelle pellicole contestatarie (La rivoluzione sessuale), nelle commedie ad episodi (Sessomatto, al fianco di Giancarlo Giannini) e nelle prove d'autore (Divina creatura di Giuseppe Patroni Griffi, con il celebre nudo frontale di sette minuti dell'attrice, un'eternità per l'epoca); con l'esplosione delle "liceali" e delle "soldatesse", tentò di riciclarsi nella commedia pura, anche se il suo ultimo exploit di un certo interesse è stato La venexiana di Mauro Bolognini, ancora una volta spogliata, con le prime rughe che la rendevano ancora più sexy, mentre si strugge di desiderio per Jason Connery, figlio di Sean, che con la sua recitazione imbalsamata a mò di stoccafisso trasforma una dignitosa pellicola in uno stracult per gli amanti della cinefilia kitsch.
Seppur con qualche limite nella resa interpretativa, Laura Antonelli emanava un fascino che abbagliava letteralmente la macchina da presa, una carica erotica esplosiva e suadente che non lasciava scampo, quasi che la cinepresa volesse frugare in lungo e in largo alla ricerca di un barlume di luce che travolgesse lo spettatore, tanto nei particolari maliziosi, quanto nei conturbanti primi piani: con buona pace di tutte le altre dive del cinema bis, l'icona Laura Antonelli appartiene ad un altro pianeta, capace di illuminare l'oscurità più tenebrosa, di accarezzare il desiderio con ardente passione, di affrancarsi da qualsiasi volgarità rimanendo candida e immacolata come un giglio. Sensazioni che nessun deturpamento della realtà potrà cancellare dalla memoria degli spettatori.

Filmografia Essenziale:

Le malizie di Venere
Il merlo maschio
Malizia
Peccato veniale
Sessomatto
Simona
Divina creatura
L'innocente
Casta e pura
La venexiana

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