Claudia Esposito - 27.01.2009
Tutto ebbe inizio il non tanto lontano 8 maggio 2008. La scenografia di questa tragica rappresentazione teatrale è ambientata in un'epoca in cui, il più grande mezzo di comunicazione di massa, la televisione, unito alla formula "reality-show", danno ampio spazio a personaggi come l'ex-parlamentare-drag-queen Vladimir Luxuria, ad omosessuali sia uomini che donne entrati nella casa del Grande Fratello 9, a giornalisti come Mauro Coruzzi (alias Platinette), al paroliere Cristiano Malgioglio.
Se non c'è censura in questo (nei modi e non nei contenuti), com'è possibile che sia stata attuata dalla prima dei protagonisti della vicenda: "suor Letizia Moratti", (sindaco di Milano) nei confronti dell'assessore, sindaco, critico, testimonial pubblicitario, uomo, donnaiolo, Vittorio Sgarbi?
Il pomo della discordia, infatti, in questo caso è rappresentato dall'esposizione più contestata e dibattuta dell'ultimo decennio: "Vade retro", una mostra dedicata all'arte omosessuale, che avrebbe dovuto trovare posto a Milano presso il Palazzo della Regione, ma che poi è stata affidata alle calde ed accoglienti braccia della città di Firenze (succeduta da Londra e Taormina), nella Palazzina Reale della Stazione di Santa Maria Novella. Centosessanta opere che ritraggono personaggi famosi in situazioni o vestiario talvolta spregiudicato. Un viaggio che parte dalla Grecia Antica, passando dai bassorilievi persiani fino alle opere e fotografie di artisti contemporanei, per la quale era stata chiesta da parte della Giunta Comunale milanese, l'eliminazione di dieci opere.
L'allora assessore alla cultura, Sgarbi, disse di no. Non era un comportamento plausibile, soprattutto in merito a questioni artistiche.
Così la Moratti lo licenziò in tronco con tanto di motivazione: "Mancanza di rispetto per la Giunta comunale, mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini rappresentati nel suo ruolo di Assessore e quindi rottura del rapporto di fiducia con il Sindaco -lei- e con i colleghi Assessori" e lui reagì con un ricorso al TAR –Tribunale Amministrativo Regionale- (chiedendo 4000 euro, il suo stipendio d'assessore, da maggio in poi, cioè dal momento del licenziamento della Moratti) affermando: "Considero irricevibili le ragioni che hanno spinto il sindaco al ritiro delle mie deleghe oltre che profondamente lesive della mia dignità", che dapprima venne accettato, revocando la decisione del sindaco di Milano, ritenendola illegittima nella forma e nella sostanza: "le motivazioni erano: mancanza di rispetto nei confronti della giunta, mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini e mancanza di lealtà nei confronti della stessa Moratti", ma che in via definitiva, dopo meno di un anno, è stato respinto dal Consiglio di Stato, accogliendo l'appello promosso da Palazzo Marino contro la sentenza del TAR che dichiarava nulla la revoca della nomina di Sgarbi. "Una sentenza che toglie fondamento a qualunque pretesa di Sgarbi, sia in ordine alla permanenza della carica, sia in ordine al pagamento dell'indennità relativa, rendendo inutile ogni ulteriore azione giudiziaria".
Power woman e pover'uomo.
Sgarbi è una personalità sicuramente bizzarra, estrosa, odiosa. Però non tutti siamo perfetti. Competente, serio e corretto dal punto di vista professionale. Una mente attiva, libera anche se eccessivamente egocentrica, che lo rende ingestibile. E' uomo molto preparato e capace di svolgere dal punto di vista tecnico le mansioni affidategli. Purtroppo non è più un ragazzo nè tantomeno siamo al Maurizio Costanzo Show.
Non essendo in televisione la forma ha valore, chiaramente non più della sostanza, ma in questi casi è necessaria. Una persona del suo livello, dalle sue competenze e visto i ruoli che ricopre, dovrebbe riuscire a darsi un tono sempre, dalle situazioni più normali, a quelle più provocatorie. L'immagine non è tutto, il contenuto è quello che davvero conta, ma cosa ci verrebbe da pensare se vedessimo il presidente della Repubblica mandare al bel paese(non intendendo l'Italia, chiaramente)un giornalista... per dire una...? .
L'autocontrollo, la pazienza, l'eleganza dei modi distinguono un uomo da un super-uomo o meglio, come direbbe il caro vecchio Nietzsche, da un oltre-uomo, che non schiaccia gli altri ma procede al di là delle convenzioni e dei pregiudizi che attanagliano l'uomo, che ha dei valori differenti da quelli della massa degli uomini, quella massa che ha aderito alla filosofia dei sacerdoti e degli imbonitori per farsi schiava di essi.
Immagini:
1- Vittorio Sgarbi e Letizia Moratti.
2- Vittorio Sgarbi.
3-10 Opere della mostra Vade retro.
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