Giulio Ragni - 23.02.2009
"Siamo giovani, belle e incazzate!": si potrebbe racchiudere in questa frase, pronunciata nel film cult Avere vent'anni, la parabola di una vita spesa al massimo come quella di Ileana Caravati, meglio conosciuta dal grande pubblico come Lilli Carati. E questo film, manifesto sghembo e anarcoide della filosofia borderline della controcultura hippie, resta la più memorabile interpretazione dell'attrice lombarda, l'incarnazione del fallimento delle utopie di una generazione succube della propria ingenua voglia di ribellione, con lo stupro di gruppo finale di cui sono vittime lei e Gloria Guida (censurato e sostituito nell maggior parte delle copie in circolazione) quale segno epitome di una disfatta totale, di un sublime negativo che non ha eguali nel cinema di genere nostrano.
Non tutti i ruoli che ha interpretato Lilli Carati sono stati di questa densità, ma quel film ne rivela anche la valenza iconica sullo schermo: in contrasto con l'eterna, acerba seduttività della Guida, Lilli Carati appare sin da subito una "giovane vecchia", una bellezza molto più matura della sua età, tanto che nella commedia sexy sarà più spesso professoressa che non compagna di banco degli allupati adolescenti di quelle pellicole, trasmigrando la sua sensualità impercettibilmente mascolina anche sul versante drammatico e su quello del cinema d'azione poliziottesco.
Bocca carnosa, colori mediterranei, una certa spregiudicatezza nelle movenze feline, hanno reso questa interprete una presenza sempre riconoscibile nel mare magnum delle ninfe e divette che imperversevano negli anni dorati del nostro cinema, anche se come molte di loro non ha avuto la capacità o anche la fortuna di sapersi reinventare quando i segni del declino erano già minacciosi all'orizzonte: il suo personaggio è rimasto pertanto schiacciato dalla superficie bidimensionale del ruolo di fatalona, a volte buffa altre irresistibilmente lussuriosa, mai però icona necessaria del cinema di allora, incubatore di miti e tipologie all'apice della sua rilevanza sociale, mediatica e culturale, sebbene tutti gli spettatori abbiano sognato almeno una volta di avere a che fare con una Professoressa di scienze naturali così provocante e libidinosa, con una Compagna di banco da cui poter apprendere tutti i segreti dell'eros, con un Corpo della ragassa tanto sexy da sembrare impossibile frenare l'impulso di poterlo sfiorare.
Prima di toccare il fondo di brutte storie di eroina e depressione, Lilli Carati vivrà ancora una breve stagione di gloria nell'exploitation degli erotici firmati Joe D'Amato - L'alcova il titolo migliore del lotto - prima che sopraggiunga il triste epilogo dell'hardcore, cinque porno film considerati di culto dagli amanti del genere, ma che per noi che l'abbiamo vista quando aveva vent'anni, non può che apparirci una mesta uscita di scena.
Forse non avrà avuto la morbida ingenuità di Edwige Fenech, la perversa malizia di Gloria Guida o l'alone maudit di Barbara Bouchet, ma vale la pena di ricordare Lilli Carati perché la naturale eleganza della sua camminata, il furore erotico che poteva accendere il suo sguardo, il suo vivere fino al limite estremo i mirabolanti trionfi come le infime bassezze dell'industria cinematografica, rendono la sua carriera un esempio illuminante di come si possa lasciare una traccia nella memoria collettiva prima che l'esistenza spettacolare di un personaggio tocchi il suo inevitabile nadir. Che sia di monito ai futuri aspiranti personaggi senza talento dei reality show la determinazione di chi come Lilli Carati ha fatto di tutto per restare aggrappati ad un pezzo d'immortalità, e l'ha ottenuta quando la vita e la fortuna sembravano averla definitivamente voltato le spalle.
Filmografia Essenziale:
La professoressa di scienze naturali
Candido erotico
La compagna di banco
Squadra antifurto
Avere vent'anni
Le evase - Storie di sesso e violenza
Il corpo della ragassa
L'alcova
Il piacere
Voglia di guardare
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