Paolo Gresta - 15.04.2009
Claudio, partendo dal provocatorio titolo della tua mostra si presuppone che ognuno si scelga, nella sua vita, un proprio personale feticismo. E' così? E' davvero il feticcio a dominare le nostre azioni?
"What's Your Fetish" è il titolo della mostra che invita alla riflessione e alla scoperta del proprio vissuto e della cosa che condiziona sicuramente le nostre azioni, ma non credo che le domini: haimè siamo sempre noi a dominarle.
Da dove nasce l'urgenza creativa che ti ha spinto a esporre le opere di questa mostra?
Le mie opere nascono quasi sempre dalla scelta dell'immagine da rappresentare. Anche in questo caso ho raccolto immagini che mi riconducevano alla stessa esperienza o ricordo estetico. L'urgenza non sempre mi appartiene e ancor più nell'arte, a mio avviso, l'urgenza sta solo nell'essere ricettivi sul quando: il tempo va sentito di volta in volta.
Secondo te, quanto il Fetish può essere definito un'arte e quanto invece una perversione?
Ogni perversione può essere definita arte, dipende sempre dal modo in cui la attui e da quanto l'azione ti coinvolge esteticamente... Il fetish ha parecchio di estetico.
Credi che l'erotismo sia l'aspetto più sfruttato e quindi logorato dall'epoca consumistica in cui viviamo?
Nella nostra epoca non si fa erotismo... Magari!!! Nella nostra epoca, a mio parere, soprattutto i media rilasciano input e stimoli non solo visivi con l'obiettivo di fotterti il cervello. Ma l'erotismo è un'altra cosa.
La mia riflessione di questa mostra vuole solo rappresentare una tendenza ormai ben diffusa ma che prende piede in tempi remoti: il fetish nasce già insieme al sesso stesso e la sua pratica, credo, poco dopo. La mia riflessione parte dalla diffusione di queste pratiche in feste aperte o nell'abbigliamento non specifico che la degenerano, la spogliano delle proprie caratteristiche e la uniformano. Questa credo sia la nostra piaga, l'uniformarsi sempre e comunque a qualcosa senza la consapevolezza di poter scegliere la propria identità staccata dal sociale, ma che interagisce sanamente con esso.
Se dovessi chiedere a un personaggio della tv di farti da modello/a per una serie di tele di questo tipo, chi sceglieresti?
Lory del Santo. Ogni volta che la vedo, anche se solo attraverso il video, mi dà l'idea di una donna capace.
Hai lavorato dal 2001 al 2009 su questo trittico di lavori ("Fetish Party", "Fetish Girl" e Fetish Boy"). Raccontami da dove sei partito e come si è sviluppato il progetto.
Sono partito da una foto del "Time" del 2001 che riportava un'immagine di un fetish party di New York. L'idea che una caratteristica sessuale così intima si fosse trasformata in un party mi ha fatto effetto e ho ricollegato questa sensazione ai ricordi e ai tentativi di party che, tendendo al fetish, si trasformano in circo, in baccanali.
A quest'opera è seguita "Fetish Girl" che invece da sola invita e ammicca senza chiari riferimenti a "stare con lei". Quest'anno sempre da un flyer (parto quasi sempre da immagini di dominio pubblico) ho incontrato "Fetish Boy" in cui ho visto un ragazzo capitato allo stesso party, ma a cui è stata messa una parrucca e che annoiandosi e un po' brillo, cerca attenzioni... Li ho visti nella stessa festa in quel locale.
Pensi che sia più fetish avere il classico pallino per i piedi oppure prendere cappuccino senza schiuma e cornetto semplice tutti i giorni alla stessa ora nello stesso bar?
Penso che ognuno abbia il proprio feticcio e che debba poterselo vivere, sempre nel rispetto di tutti i baristi che poveracci ricevono delle richieste a volte veramente peccaminose.
Versione stampabile / Commenta questo articolo