Valentina Rimauro - 28.04.2009
Nuda che indossi il tuo solo sapore
ti vedo danzare creativa
Sono trascorsi anni e tu ancora curva ed oscillante onduli sulla
brezza marina, sulla spiaggia deserta; nella solita melodia
del richiamo ti confai.
Dal ventre dirama il tuo risalto e ti scuoti in leggiadria delicata; è
la soffice mansione perpetua, venire alla presenza,
soggiacere inquieta.
Come cortigiana, sei veramente bella e t'abbandoni nell'infinito passaggio
del pensiero, nelle notti a cui ancora tu non credi.
Perchè non può essere solamente vera quella fiammella, la lampada
dalla pelle di capra che inonda di ricami d'oriente non
appartiene esclusivamente alla blasfema realtà.
Il coltrone sul pavimento lento, la cenere, la pelle rossa del
divanetto percorre le scale, la salita verso l'arte.
Poco incredula derido la quotidiana beffa e rammento
quella via, Salvo D'Acquisto, che m'ha cullato nell'infanzia
ed è tornata ora, salva e forte, nella maturità piangente.
È la danza della lotta alla sopravvivenza,
quando alla fine d'ogni giorno stanca e trionfalmente
soddisfatta, non riesci a spengerti nel
completo riposo.
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