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[Cinema] Senso '45: Brass, la Repubblica Sociale e il ruolo di Venezia, in una cornice storica di passione.

Sergio Toffolo - 09.07.2009

Lei, Livia Mazzoni (Anna Galiena) è la moglie di un gerarca fascista, lui, Helmut Schultz (Gabriel Garko) un tenente SS: l'inizio e la fine di una storia d'amore contornata dallo spasimante, avvocato Ugo Ogginao (Franco Branciaroli) e dal marito (Antonio Salines) nel marzo veneziano del 1945.
Il film ripercorre il cammino interiore verso la propria identità basato sulla ricerca di conferme sessuali che Anna Galiena percorre in parallelo a una giornata di viaggio dalla città di Asolo verso una Venezia corrotta tra flash back e speranze. Uscito nel 2001, Senso '45, è l'omaggio del regista Tinto Brass al cinema neorealistico italiano e alla sua città, che nel periodo preso a contesto, fungeva da Cinecittà della Repubblica di Salò.

Ligio ai dettami del genere erotico, Tinto Brass riesce in maniera convincente, a narrare il pellegrinaggio interiore attraverso le espressioni del corpo, la storia di una donna, che non si sente più compagna e amante del proprio marito, ma un accessorio comodo per la sua immagine. Sembra che sia il corpo l'estensione dell'inconscio della protagonista e, attraverso esso, ai suoi ormoni, ai suoi movimenti, scopre l'affetto (tutto fittizio) dell'amante SS che la userà, come il marito, per i suoi scopi.

L'inganno dei sentimenti descritto in questo film usa gli stilemi tipici della narrazione brassiana (il contratto in cambio di favori, gli specchi ovali per focalizzare il personaggio, e gli specchi verticali per identificarne i rapporti di interscambio), e fa, del maestro del nostro cinema, il Pietro Bembo della grammatica italiana dell'erotico filmico per eccellenza. Tanti i richiami ai maestri del cinema, da Roma città a aperta di Rossellini, con particolare di donna morta senza mutande, fino alle sequenze acquatiche, richiamo del film surrealista l'Atalante di Vigo, e l'apporto della colonna sonora di Ennio Morricone che permette l'andare oltre al tempo filmico unendo passato e presente. Di particolare rilievo le scene finali, dove simbolo del dialogo interiore è il muro, alternanza tra la realtà vista e la realtà sognata, che rimanda a quello purtroppo ben più famoso di Berlino.
Anna Galiena fa sfoggio di grande corporeità ed espressioni che rendono la sua interpretazione particolarmente interessante, conducendo per mano lo spettatore tra stupore, pianto e piaceri carnali. Gabriel Garko, invece, risulta essere freddo e poco espressivo, con voce monocorde, ma pienamente " freddo" e " calcolatore" secondo le necessità della personalità del personaggio (si poteva osare di più?).

Del Film di Visconti, Senso, rimane ben poco, ma gli omaggi non sono riproposizioni, e Brass è riuscito a sdoganare, per una libertà molto espressiva, l'immagine edulcorata proposta nel 1954, che del racconto di Boito ne rintracciava solo l'impalcatura.


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