Marica Petti - 17.07.2009
Fino a che punto si può spingere l'animo umano?
E il suo sadismo, la sua forma di oppressione verso i più deboli?
Perché l'essere umano ha bisogno di un qualcosa di virtuale per poter tirar fuori la parte peggiore di sé oppure al contrario accettare la sua natura senza abbatterla?
Perché l'essere umano ha bisogno di guardare il mondo come se fosse un burattinaio che tira i fili dei sui personaggi definiti senza anima e merce di scambio e di danaro?
Non vi dirò molto del libro a parte alcune piccolissime chicche finali. Il piacere sta nella scoperta, nella tensione che piano piano sale, nel vivere la vita dei personaggi, nel rendersi conto del grande blef della vita, nella assurdità di un palcoscenico, anche qui lo spettacolo deve continuare, qualunque esso sia
Una triste realtà, che viviamo tutti sotto una grossa campana di vetro: dove i sentimenti vengono dominati e imposti, dove le pulsioni nascoste al quieto vivere giornaliero.
E poi? Come è dura affrontare l'oggettività dei fatti, tirar fuori la parte più nascosta di noi stessi, parlare con il nostro inconscio e mettersi a nudo per capire, sapendo che non c'è scelta perché l'unica strada dell'oppressione porta a morte certa.
Un luogo immaginario dove se in tempo di pace (ovviamente) sarebbe un mondo quasi perfetto (se tutti si rispettassero). Dove ognuno è ciò che è, dove le sembianze fisiche non impongono un destino solo perché integro nel Dna.
Comunicare sentimenti, vivere passioni, vivere una vita senza porsi schemi. Certo non a tutti piacerebbe (o meglio non piace) alcuni la definirebbero promiscuità: ma di cosa? Quale atto diviene così impuro da condannarlo, esiliarlo, definirlo eretico se non la violenza? L'intolleranza?
Ci si sente usati, si servono di chi può dare altro: la vita, profitto, soldi, voti elettorali e poi? E poi ... si finisce tutti nel cassonetto. L'essere umano è libero di fare ciò che vuole purché si attenda alle rigide regole e leggi, purché non si esca dal "ghetto" prendendo coscienza.
Tutto questo ha una fine come in un gioco c'è sempre un vinto e un vincitore, ma in alcuni casi il vinto è colui che vince, perché nessuno sa chi è: l'intoccabile nell'ombra, che brama il potere e tira i fili di ogni burattino che ha costruito
Tutto ciò che ci fa paura non è detto che sia male, e al contrario vale per il bene.
Tu sei il regista, io l'attore: ma io cosa sono?
"Non so chi sono mio Signore, cosa sono? Un esperimento andato a male?"
E loro "Un pubblico che riusciva a vivere solo attraverso la vita degli altri, poco importava se era finta o di plastica ..."
Il Controllo Totale
Autore
Lucia Piera De Paola ha lavorato per vent'anni nel mondo dei cosmetici (per un periodo anche a Tokio con la Shiseido) e della moda, collaborando con le più prestigiose testate e aziende del settore. È apparsa in diverse trasmissioni televisive, in alcune delle quali ha collaborato anche come autrice, tra cui: Uno mattina, Tua bellezza e dintorni, Affari tuoi (RAI 2) e ha collaborato come consulente tecnica alla realizzazione del volume Flaconi a cura della casa editrice Bompiani.
Adora cucinare ed è diventata chef: vive tra i tetti di Roma insieme a diversi gatti, parenti e amici che apprezzano molto la sua pappa.
Titolo Tibesti Game
Autore Lucia Piera de Paola
Anno giugno 2008
Pagine400
Euro14,50
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