Marica Petti - 18.07.2009
L'intervista con Maria Francesca Rotandaro, nasce dalla voglia di saperne di più sul suo pensiero e come una sua lettrice accanita ho posto le mie domande da single ...
Trovo che sia una donna molto libera, con tanta voglia di fare e conoscere, ma la cosa più importante è una persona molto semplice. Credo che questa sua affermazione posa rappresentarla bene:
"Come le colleghe a stelle e a strisce anche noi donne italiche dovevamo dire la nostra! E, più in generale, anche le due culture si somigliano sempre di più, probabilmente proprio per merito di tv, cinema e libri. Nessun tabù, nessun proibizionismo. Sex and the City parla in modo chiaro ed esplicito di sesso. Io lo faccio nella mia rubrica e in questo libro, anche se in maniera più "composta", ma semplicemente perché questo è il mio stile"
D: Leggendo il libro mi sono molto divertita e in alcuni punti mi sono anche riconosciuta specialmente quando si parla di quegli uomini che dicono "Mi fai paura", ma allo stesso tempo è anche un po' deprimente il vedere questo desiderio assurdo che molte volte sfocia in matrimoni quasi combinati, nel ricercare per forza questo uomo o principe azzurro insomma molto ‘800 non pensa? Lei come vive questo atteggiamento sfrenato quasi malato delle single, perché alla fine il libro parla principalmente al femminile.
R: Mi fa piacere si sia divertita, in fondo lo scopo del libro è anche un po' questo: sorridere e far sorridere il lettore. Devo dire che molte delle persone che lo hanno letto dicono di riconoscersi nelle diverse situazioni raccontate. Sia donne che uomini, anche se parlo molto al "singolare femminile". Eppure piace anche a quegli uomini che - forse - hanno paura quando dal "letto si passa all'altare". Il matrimonio, dunque. Io credo che prima di cercare la propria "metà" in un'altra persona sia meglio cercare il proprio intero (in sé stessi), per poi darsi con consapevolezza all'altro. D'altra parte nella singletudine come nella coppia bisogna stare bene, intanto con se stessi. Il single felice del suo status non cerca "l'altro". E chi non cerca, probabilmente non trova. Matrimoni combinati... Ne esistono davvero ancora? Certo ci sono alcune coppie di amici alle quali facciamo "tenerezza" e insistono con le uscite a quattro. Ma se lui o lei non ci piacciono penso che non riuscirebbero a farci "combinare" niente. La parola chiave della nostra epoca è "scelta". O dovrebbe esserlo.
D: Sex and FB simile a Sex and the city ci sono differenze sostanziali nella cultura anche sessuali tra Italia e in America, ad esempio maggior tabù negli Usa, noi qui in Italia abbiamo il Vaticano che impone (in modo velato diciamo così)... Lei cosa ne pensa di questa similitudine? O delle differenze ovviamente.
R: Sex and Fb è simile a Sex and the City intanto perché il mio libro nasce da una rubrica che curo su un quotidiano (www.quotidianodellacalabria.it) proprio come la protagonista Carrie Bradshaw. Parlo di sesso e amore, singletudine, coppia, tic, pregi e difetti di uomini e donne del nostro tempo. Anche il genere letterario è quello: il chick lit (letteratura rosa ma di contenuto per donne di contenuto...). Come le colleghe a stelle e a strisce anche noi donne italiche dovevamo dire la nostra! E, più in generale, anche le due culture si somigliano sempre di più, probabilmente proprio per merito di tv, cinema e libri. Nessun tabù, nessun proibizionismo. Sex and the City parla in modo chiaro ed esplicito di sesso. Io lo faccio nella mia rubrica e in questo libro, anche se in maniera più "composta", ma semplicemente perché questo è il mio stile.
D: Come mai non ha pensato di scrivere una sorta di manuale o diario sulla sessualità dei single? Ci sarebbe da divertirsi... Invece ha preferito mostrare aspetti quotidiani alcuni anche un po' "sfigati"?
R: Perché il kamasutra - valido per i single e per le coppie - è stato già scritto! Però l'idea non è malvagia. Intanto ho raccontato il "quotidiano" del single. Sì, anche quando sembra (attenzione sembra) un po' sfigato. D'altra parte fa sorridere anche quello.
D: Perché specialmente le donne soffrono di più questo malessere della singletudine (facendo finta in alcuni casi di essere moderne e alternative) per cultura? Lei stessa nel libro ne fa riferimento.
R: Non credo affatto che la singletudine sia una "patologia" una "malattia". Piuttosto è semplicemente uno status sociale e anche mentale (in alcuni casi). Se poi non si sta bene da single è un altro discorso. E in questo caso capita di soffrire sia agli uomini che alle donne in uguale misura. Stessa cosa se si finge di essere "alternativi"... quanto può durare la finzione? Fingere con chi? Forse fingendo si ci prende anche gusto a essere "moderni e alternativi" e lo si diventa davvero, ma soprattutto non si vuole poi più abbandonare lo status single.
D: Una frase che mi ha colpita molto è quella a pagina 33 (che poi tra l'altro ho anche inserito nella recensione) Ovvero ammettere di sapere fare qualcosa ci mette paura, ed allora? Perché regredire in uno stato quasi infantile, dove si ha bisogno del papà e che in questo caso è l'uomo?
R: Diciamo che più che paura forse ci stupiamo di noi stesse. Diventiamo orgogliose di noi stesse. Intanto. E poi certo è bellissimo essere autosufficienti ma è anche bellissimo avere un'altra persona accanto. Quello che deve spaventare è entrare nell'ordine delle idee che non abbiamo bisogno di nessuno, quando non è così. Non abbiamo certo bisogno di qualcuno che ci porta la spesa a casa, per quello - e lo scrivo ironicamente nel libro - possiamo trovare l'uomo sulle pagine gialle. Vogliamo un uomo per altre ragioni. E poi non si tratta di regressione, né di una sorta di "complesso edipico" invertito.
D: Si nota una forte impronta sul discorso maschio, questo uomo che deve essere sempre presente, non crede che forse bisognerebbe un attimo rivoltare il dato di fatto e dire non abbiamo bisogno di essere in due per esistere? Ovviamente io mi riferisco al rapporto etero della situazione.
R: Sì, abbiamo bisogno di essere in due per esistere. Nel senso che possiamo nascere solo dall'amore di due persone (un uomo e una donna). Non abbiamo bisogno di essere in due per vivere.
D: Chi è sposato invidia i single, ma se ci pensiamo bene su, quel tipo di vita monacale lo scelgono loro, nel senso che capita anche troppo spesso che la vita coniugale o lo stesso rapporto di coppia porta ad un isolamento dal mondo, impone limiti e regole che in molti casi sono inutili, eppure la gente non vede l'ora di stare a quelle regole. Lei che ne pensa a riguardo?
R: Penso che chi si sposa per amore sia la persona più felice del mondo. Non invidia, non si isola se non per scelta, non si sente costretto da regole. E' semplicemente felice.
D: Non crede che con tutti i preconcetti, tabù e così via tuttora imposti nei quali la maggior parte dei single sono impregnati, bisognerebbe educare a quella libertà psichica, culturale, sessuale?
R: Credo che questo tipo di libertà siano state già raggiunte.
D: L'essere single oggi come oggi, è quasi uno simbolo di riconoscimento (addirittura potrebbe essere scritto sulla carta d'identità) ma quali sono le vere ragioni oltre alla paura?
R: La paura (di impegnarsi) credo sia marginale, anche se per carità ha anche il suo peso. Ma si ha paura quando NON si ama, quando NON si è innamorati. L'essere single è una scelta propria, dunque. Semplicemente questo. Che dipende dal fatto che non ci siamo ancora innamorati. E' uno status ben definito da quello "stato libero" che è appunto scritto sulla carta di identità.
D: Cosa direbbe per sfatare lo stupido mito gli uomini non ci voglio più perché non siamo femminili? (anche lei cita questa cosa nel testo) Ovviamente questo è un concetto imposto, voglio dire meglio così e rimanere a vita la vergine Maria.
R: Non si può generalizzare, ma non è un falso "mito". La donna femminile conquista di più gli uomini. E' un dato di fatto. Immagini un piede con una scarpa decolletée col tacco e un altro con le scarpe da ginnastica. Secondo lei un maschio quale piede si sofferma a guardare?
D: In tutti gli scritti al blog o che le scrivono quali sono gli aspetti fondamentali che lei ha notato del loro malessere?
R: La voglia di comunicare. Di aprire un dialogo che forse negli ultimi anni si era un po' chiuso tra uomini e donne. Perché insistere sulla parola "malessere". Sono semplicemente stati d'animo. In alcuni momenti felici, in altri un po' più malinconici.
D: (le premetto che siamo in qualche modo coetanee) Lei ha paura della singletudine? La solitudine? E del suo orologio biologico?
R: No. Perché non sono malattie. Ma status, stati (d'animo) e stadi (della vita).
Una piccola considerazioni finale dell'autrice ....
«Ariela Baco, in una splendida recensione pubblicata su Il Messaggero ha scritto a proposito di Sex and Fb: "Un libro leggero, da sfogliare come una caramella, succhiare un pochino per sentirne il sapore buono in bocca e per sorridere"
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