Giulio Ragni - 25.08.2009
Regista maledetto per eccellenza nella storia di Hollywood, ancora oggi Erich Von Stroheim lascia basiti per la potenza visionaria, la straripante megalomania, lo stile sontuoso e barocco delle sue opere, tutte o quasi fatte a pezzi dai produttori, che mal sopportavano tanto la lunghezza spropositata quanto soprattutto il mondo lascivo, perverso e depravato raccontato nei suoi film.
Ad eccezione del suo capolavoro (mutilato) Rapacità, di ambientazione verista, tutti gli altri film di Von Stroheim affondano le radici nella cultura mitteleuropea, vista quale regno della corruzione e del vizio, e i cui disvalori sono incarnati simbolicamente dal personaggio di seduttore cinico e senza scrupoli, interpretato sullo schermo dallo stesso regista.
Se l'industria cinematografica lavorava alacremente per esportare un'immagine di sé edificante e rassicurante, il regista di origini austriache ne squarciava il Velo di Maya, concentrandosi sulle ipocrisie e le pulsioni segrete che agitano l'animo umano, fautore nelle sue pellicole di un erotismo perverso e malato: indimenticabile la sequenza feticista delle mutandine che una giovane collegiale getta in faccia al principe in Queen Kelly, con quest'ultimo che respira con voluttà il prezioso dono ricevuto. Ma tutto questo non film, bloccato all'epoca dai produttori con l'avvento del sonoro e poi ricostruito nei decenni successivi con l'aiuto di alcune foto di scena e didascalie, è intriso di valenze erotiche ambigue e distruttrici, basti pensare al sadismo con cui la Regina scudiscia la protagonista, oppure l'orrore della scena del matrimonio fra la stessa Kelly e un vecchio laido e invalido, davanti al letto in cui sta agonizzando la zia.
Se l'universo crudele, decadente e apocalittico disegnato dalla filmografia di Von Stroheim può apparire ad un primo sguardo lontano e distante dalla nostra epoca, non si può non provare ancora oggi un brivido davanti al suo cuore nero fatto di avidità e cinismo: l'eros vischiosamente infetto che trasuda dalle sue pellicole è uno specchio che riflette implacabilmente le zone d'ombra e la parte più oscura di tutti noi, senza possibilità di assoluzione o estraneità per alcuno.
Il suo film imperdibile:
Femmine Folli
La scena cult:
La sequenza delle mutandine in Queen Kelly
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