Rossana Cagnolati - 04.09.2009
Alla luce bianca e accecante di un sole freddamente onnipresente si distendono le forme di corpi femminili, appena sfiorati da ombre grigie. Le anatomie si cancellano nel chiarore, i corpi sembrano pietrificarsi, divenire rocce, mutarsi nella materia degli scogli che li circondano. Un candore che sa di neutralitą, asettico, annientante si fonde sul paesaggio e sui soggetti, vivi ma annullati dalla sterilitą della luce. I grigi sfumati costruiscono in silenzio gli unici tocchi di corporeitą, con pennellate sabbiose sparse sul bianco, laddove la luce si intenerisce e cede un poco al suo opposto.
Queste immagini lasciano addosso la durezza della pietra, lo stordimento che si ha quando si fissa il sole, il gusto del sale di quando si esce dal mare. Eppure, coperti di sale, questi corpi induriti parlano ancora la lingua della seduzione. Le poche ombre sanno disegnare forme dolci, armoniose, che lottano strenuamente per stagliarsi sulla luce.
Fotografia di Rossana Cagnolati, testo di Cristina Pedretti
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