Giulio Ragni - 18.09.2009
Il periodo storico che va tra gli anni Quaranta e gli anni Cinquanta è un momento cruciale per gli Studios hollywoodiani, che avvertono come nella società sia in atto un mutamento della morale comune, e di ciò che generalmente viene ritenuto appropriato o meno nei comportamenti anche sessuali: il Codice Hays comincia a mostrare le prime crepe, che lo porteranno nel giro di pochi anni ad essere uno strumento obsoleto, incapace di rappresentare davvero la visione etica del proprio tempo.
Nel 1943 il miliardario produttore Howard Hughes sfida la censura girando il western Il mio corpo ti scalderà, dalle forti componenti omosessuali e misogine, costruito sulle generose forme della protagonista Jane Russell: la commissione lo blocca per farlo uscire in una versione tagliata solo nel 1950, ma sono ormai gli ultimi fuochi di paglia. Nel 1946 ancora un altro western dalle forti componenti melodrammatiche, Duello al sole, incanta le platee con il suo amor fou e la forte carica erotica sprigionata dai protagonisti Gregory Peck e Jennifer Jones.
I registi giocano in maniera sempre più scoperta con le allusioni sessuali, come il maestro della commedia Billy Wilder, che nei suoi film parla di adulterio, travestitismo, prostituzione, soprattutto del pragmatico cinismo che investe anche la sfera sessuale, spingendo fino al limite l'ambiguità e la provocazione, affidandosi spesso all'uomo comune Jack Lemmon, che diventa emblema di un'intera società che stava sensibilmente modificando i propri costumi. Un altro regista che subisce diverse noie con la censura è Elia Kazan, che nei suoi film utilizza gli attori dell'Actor's Studio, che con il loro metodo di recitazione avvicinano sempre più il pubblico alle nevrosi dell'uomo contemporaneo, incarnate con sconvolgente realismo dai vari Marlon Brando, Paul Newman e Montgomery Clift, e dove, sia pure in maniera molto velata, si comincia a parlare di omosessualità e impotenza, prendendo spunto da nuovi drammaturghi come Tennessee Williams: con Baby Doll, Kazan crea scalpore perché affronta l'erotismo adolescenziale, e parimenti a Lolita di Stanley Kubrick, il film segna una frattura indelebile, contribuendo ad avviare la rivoluzione sessuale negli USA; ma già in Un tram che si chiama desiderio, Kazan, come spiega mirabilmente Martin Scorsese nel suo imprescindibile Viaggio nel cinema americano, fu costretto a modificare una sequenza, togliendo dei mezzi piani dell'attrice Kim Hunter e sostituendo la calda musica jazz d'accompagnamento con dei più tranquillizzanti archi, per smorzare l'eccessiva forza erotica della scena.
Sono questi anni di grandi cambiamenti tecnici per il cinema, nasce il cinemascope, che allunga e stringe le inquadrature modificando la visione dei film sul grande schermo, ma ai fini del nostro discorso è importante soprattutto il technicolor, che con i suoi colori sgargianti avvicina la finzione alla percezione della realtà, e permette un uso simbolico del colore, soprattutto per rappresentare sentimenti come la passione e la sensualità; è in questi anni che esplode il fenomeno Nicholas Ray e il mito di James Dean in Gioventù bruciata. I ribelli senza causa del film di Ray sembrano anticipare i sessantottini che si rivolteranno contro l'autorità stabilita, e l'amore rappresentato nel film diventa intenso, viscerale, conturbante come i suoi giovani protagonisti: è con film come Gioventù bruciata e Johnny Guitar che Ray fa esplodere come una bomba la passione sul grande schermo.
È l'inizio della fine per il Codice Hays: l'ultimo film a creare accese discussioni è Scandalo al sole, in cui viene infranto il tabù del sesso prima del matrimonio, ma gli Studios comprendono che esiste un nuovo pubblico che ha bisogno di stimoli forti e che non si riconosce più nel puritansimo bigotto imposto dal Codice. Nascono i cosiddetti B movie, film a basso costo proiettati prima del film ufficiale, in cui giovani autori possono sperimentare e azzardare in misura maggiore con sesso e violenza, liberi dalle costrizioni che ancora per qualche tempo imprigionano il cinema "ufficiale": il ‘68 è ormai alle porte, cambiando per sempre il mondo e il cinema così come era stato conosciuto sino ad allora.
Versione stampabile / Commenta questo articolo