Giulio Ragni - 01.10.2009
Nei suoi primi decenni di storia, il cinematografo è stato strumento privilegiato di molte avanguardie artistiche, Cubismo, Dadaismo, persino Futurismo, che trovano attraverso il cinema un'occasione imperdibile per sperimentare e sconvolgere le masse con la propria personale "visione del mondo". Fra queste, chi non si è limitato al semplice manifesto, ma ha seminato lungamente per raccogliere ancora oggi, a circa un secolo di distanza, i frutti del proprio lavoro, è stato certamente il Surrealismo: un regista come Luis Buñuel ad esempio, è considerato un punto di riferimento assoluto non soltanto del cinema surrealista, a cui diede il fondamentale contributo di opere come Un chien andalou - diretto con la complicità dell'amico Salvador Dalì - e L'âge d'or, in cui emergono con dirompente brutalità e frastornante impatto visivo lo spirito antiborghese e anticlericale del suo autore, ma è diventato un modello imprescindibile per chiunque voglia affrancare il cinema da rigide regole narrative, per assoggettarsi unicamente alla libera associazione delle immagini che diventano allegorie.
Ma Buñuel non è l'unico a pescare a piene mani nel Surrealismo in quegli anni: pensiamo ad un'opera oggi forse dimenticata dai più come La coquille et le clergymen di Germaine Dulac, costruita interamente sulla percezione onirica, sostenuta dall'uso di deformazioni dell'immagine che anticipano l'Espressionismo, in cui fuoriesce lo spirito aggressivo dello sceneggiatore Antonin Artaud, il creatore del Teatro della Crudeltà; un film che mette in scena desideri repressi e impulsi violenti, dissacrazioni (il prete ossessionato dalla sessualità femminile), ossessioni per il mostruoso, perversione ed ipocrisia sociale, tutti elementi tipici della visione surrealista. Ascrivibili alla visione surrealista sono anche le pellicole di Jean Cocteau, incentrate sulla figura dello specchio, simbolo della "morte al lavoro", intesa come rivelatore del cammino dell'uomo verso la morte.
Era ovvio che il sesso, spesso associato al sogno o comunque alla fantasia, visto come detonatore capace di far esplodere le contraddizioni e le ipocrisie del Potere, fosse un elemento cardine della poetica surrealista, ereditato da tutti coloro che ne hanno subito gli influssi, dai registi spagnoli della penultima generazione come Bigas Luna e Pedro Almodovar (soprattutto il primo), ai labirinti onirici e sessualmente perversi del cinema di David Lynch, a molto cinema francese, soprattutto d'epoca sessantottina. L'erotismo surrealista è difatti collegato alle perversioni, al feticismo, alla necrofilia: esempio di tipico cinema discendente dal Surrealismo è stato il Movimento Panico, formato da Fernando Arrabal, Alejandro Jodorowsky e Roland Topor, artisti accomunati dall'anarchia e dall'apolidia, e dall'amore verso un cinema non dogmatico e attratto dal burlesque. Tra questi, soprattutto Fernando Arrabal aveva una predilezione per la triade sangue/sesso/merda, che infilava ovunque nei suoi film come Andrò come un cavallo pazzo e Viva la muerte, mentre Alejandro Jodorowsky, pur condividendo il gusto per personaggi eccessivi ed assurdi, era affascinato maggiormente dal lato mistico/psichedelico (anche se andrebbe analizzata la sua influenza in un raro film surrealista messicano del 1972, Angeles y querubines, diretto dal suo direttore della fotografia Rafael Korkidi, permeato da atmosfere parecchio morbose).
In Italia il Surrealismo ebbe la sua influenza decisiva su un regista come Marco Ferreri, che non a caso iniziò in Spagna la sua carriera (El pisito, El cochecito): internazionale per vocazione, il cinema ferreriano è spesso ricorso a metafore sgradevoli per raccontare il rapporto uomo/donna, in film come L'ape regina, La donna scimmia, La cagna, L'harem, con immagini forti - Gerard Depardieu che si manipola prima di autoevirarsi ne L'ultima donna - che oggi forse possono apparire un po'datate, ma che sono specchio di un'epoca di grandi tensioni sociali e di fertile creatività artistica. Il suo capolavoro è La grande abbuffata, film scandalo sulla deriva consumistica della società, in cui cibo, sesso e morte sono legati in maniera indissolubile - e ispirerà molto cinema successivo, come Il cuoco, la moglie, il ladro, l'amante di Peter Greenaway, la cui filmografia è tra l'altro ricca di suggestioni necrofile - temi che ritorneranno, seppur con meno forza, in uno dei suoi ultimi lavori, La carne. Esiste anche un cinema italiano di confine, borderline, tra cornice di genere e ambizioni autoriali, che ha costeggiato territori surrealisti: pensiamo ad esempio ad un film come Flavia, la monaca musulmana di Flavio Mingozzi, dalla forte matrice arrabaliana, e soprattutto ai film di Alberto Cavallone Spell e Blue Movie, il cui cinema libero e anarchico si nutre di Bataille e del marchese De Sade, di suggestioni marxiste e di provocazioni buñueliane, senza dimenticare la diretta discendenza del poeta Lautréamont, amatissimo proprio dai surrealisti, per il suo film perduto Maldoror.
Concludiamo questa parziale e certamente non esaustiva ricognizione sul cinema d'ispirazione surrealista con un film come Sweet Movie di Dŭsan Makavejev, opera dalla forte impronta polemica contro il Potere, dove la vena surrealista si mescola al collage warholiano, al montaggio analogico godardiano, allo straniamento brechtiano, in cui il sesso è puro sberleffo ed associato ad immagini decisamente forti - come una sequenza scatologica ed un'altra di seduzione di alcuni ragazzini con loro successiva uccisione - connotato da un gusto exploitation quasi hard (la scena in cui Carol Laure struscia il viso contro un pene floscio), e un irriverente tripudio di merda e cioccolato. Bandito in molti paesi, tagliato e censurato quasi ovunque, Sweet Movie è un film non sempre lucido, talora greve nel lasciarsi prendere dalle proprie ossessioni e dalle esagerazioni simboliche, ma è un'espressione di libertà totale e di una leggerezza forse irresponsabile nel mostrare attraverso l'equazione fra sesso e politica la condanna delle ideologie capitalista e socialista, che non può lasciare indifferenti, neanche oggi.
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