Giulio Ragni - 01.10.2009
In un ideale campionario di perversioni e fantasie erotiche, non poteva certamente mancare lo sguardo surrealista di uno dei più grandi cineasti di tutti i tempi, l'irriverente e iconoclasta Luis Buñuel, l'artista che ha ora ferocemente attaccato, ora sapidamente sbeffeggiato, il potere costituito dalla borghesia e dalla religione cattolica.
Già nei suoi primi, sperimentali manifesti del Surrealismo, ovvero Un chien andalou e L'âge d'or, vediamo coppie di amanti che brancolano fameliche e disperate tra vescovi, giraffe in fiamme e asini putrefatti, mani che cercano di dar piacere trasformate in orridi moncherini, orgasmi che tramutano gli uomini in cadaveri piagati e sanguinanti, uomini che accarezzano seni nudi, i cui volti diventano improvvisamente quelli di persone morte.
Tutti i film buñueliani, gli anarchici esordi come i capolavori della maturità, passando per l'alterno periodo messicano, presentano una vasta gamma di perversioni, feticismo, agalmatofilia (l'eccitazione per le statue), necrofilia, sadomasochismo, scatologia, messi in scena con spirito beffardo e furia anticlericale: tra le immagini più forti, ricordiamo la morbosa sensualità delle atmosfere di Tristana, con l'amputazione di una gamba che diventa feticcio erotico (sembra che persino Alfred Hitchcock ne fosse rimasto ossessionato dopo la visione), il tuorlo d'uovo che scivola vischioso sulle cosce della protagonista di Adolescenza torbida, gli psicanalitici sogni masochisti di Catherine Deneuve moglie e prostituta in Bella di giorno e le sadiche fantasie di Arturo de Còrdova in El, la blasfema orgia finale di Viridiana, un uomo perdutamente innamorato che abbraccia il cadavere della moglie in un'umida cripta in Cime tempestose, la più potente sequenza erotico-necrofila mai vista secondo molti critici.
La forza suggestiva e dirompente del cinema buñueliano consiste nella sua innata capacità di mettere in scena desideri reconditi, lasciando che sia l'immaginazione del pubblico a concludere quello che il regista accenna solamente: quando ad esempio in El vediamo entrare il protagonista nella camera da letto della moglie con ago e filo, qualunque spettatore arriva a comprendere che la fantasia ultima è cucirle la vagina. A tanti anni di distanza, l'umorismo nerissimo e feroce del maestro surrealista resta inarrivabile, e la bellezza dei suoi film, popolati da maniaci, erotomani, depravati, tocca vette di tale inusitata grandezza da aggirare qualsiasi pregiudizio moralistico e obiezione censoria, i suoi capolavori sono costituiti "dalla materia con cui sono fatti i sogni", si amano senza discussione alcuna: Luis Buñuel è il cinema.
Il suo film imperdibile:
L'angelo sterminatore
La scena cult:
L'orgia blasfema di Viridiana
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